Mes, perché le 4 banche italiane pubbliche non seguono l’esempio della Germania? Il governo si svegli

domenica 16 Febbraio 12:19 - di Piero Puschiavo

L’inutilità del Mes. Solitamente una azienda in crisi di liquidità cerca un finanziamento. Per rilanciare la propria attività con un piano strategico. Capita spesso però che questi finanziamenti non vengano perfezionati perché compromessi dai bilanci e dal “rating”. Cioè dallo stato di salute dell’azienda. Succede così che chi non ha un buon bilancio in attivo non può accedere al finanziamento. E quindi è destinato al fallimento.

Mes, un’assurdità della Ue voluta dai banchieri

Nel caso degli stati membri dell’Unione europea la cosa non cambia. A che serve quindi il Mes se lo può utilizzare solamente chi non ne ha bisogno? Inizialmente pure la Germania era contraria a questa assurdità del Mes. Poi ha aderito solo perché i criteri di accesso ai finanziamenti sono diventati estremamente rigidi. Fino al punto da riservare questo strumento ai soli Paesi che stanno rispettando i vincoli del fiscal compact

Una ragione può essere la crisi della Deutsche Bank che molti si augurano fallisca. Ma non è tifando per il suo fallimento che troveremo sollievo finanziario. Anzi più di qualche nostra azienda ne pagherà pesanti conseguenze sia finanziarie che occupazionali. Ecco perché riteniamo che il nemico non siano proprio i politici tedeschi ma casomai i banchieri tedeschi. Che come quelli italiani o britannici o francesi non hanno il benché minimo senso di appartenenza al proprio Stato se non in ambito speculativo.

Perché le banche italiane non seguono l’esempio della Germania?

Ultimamente è tutto un continuo strillare contro il Mes, contro la Germania, contro l’Europa. Ma proviamo anche a cercare qualche buona alternativa con i mezzi che possiamo avere a nostra disposizione. In Italia abbiamo 4 banche ad azionariato pubblico, Mediocredito Italiano, Carige, Mps e la Cassa Depositi e Prestiti. Ma nessuna di queste è attualmente impiegata come una vera banca pubblica. Infatti, se lo fosse, queste banche potrebbero accedere ai finanziamenti della Bce a tasso zero (o addirittura negativo). E impiegare questa raccolta per finalità produttive.

Attualmente, la Bce presta il denaro agli istituti di credito privati a un tasso intorno allo 0,05%. E questi, una volta ricevuto il prestito, utilizzano quel denaro per acquistare titoli del debito pubblico. Che hanno rendimenti variabili dall’1,50% sui bond decennali italiani fino al 10% per altri titoli di debito. Un’operazione definita carry-trading nel gergo bancario. Ovvero quando una banca compra massicce quantità di titoli di Stato.

Normalmente gli stessi istituti bancari privati riprestano quel denaro a un tasso di interesse più alto alle imprese, costrette ad indebitarsi d un tasso di interesse più oneroso. L’Italia però potrebbe anche chiedere direttamente il denaro in prestito alla Bce allo 0,05%. Con un ingente risparmio per il bilancio dello Stato. E finanziare il suo stesso debito pubblico, utilizzando questi istituti di credito pubblico per ricomprare i bond emessi dallo Stato italiano. A un tasso di interesse piuttosto basso. Questo tipo di attività condurrebbe ad una riduzione sostanziale dello spread.

Uno degli stati membri che meglio si è servito del principio presente nei trattati europei è la Germania. Che quando si tratta di sfruttare i vantaggi derivanti dalle norme europee non rimane certo con le mani in mano. La Kfw Bankengruppe è l’istituto bancario pubblico tedesco, partecipato all’80% dalla Repubblica federale tedesca e al 20% dai Land. Il governo tedesco, grazie alla Kfw, contabilizza tutta una serie di operazioni che altrimenti andrebbero nel bilancio federale. E in questo modo “occulta” una parte consistente del suo debito pubblico. Tramite la Kfw, il governo tedesco finanzia le imprese a bassi tassi di interesse, promuove progetti di sviluppo ambientale e la costruzione di infrastrutture. E permette all’istituto bancario tedesco di finanziare gli istituti pubblici.

Il governo Conte fa finta di non sapere

Grazie all’articolo 123 del Tfue, la Kfw, mette in atto quel meccanismo che abbiamo descritto sopra, chiedendo il denaro in prestito alla Bce al tasso dello 0,05%,  offrendo in cambio l’emissione di titoli del debito per garantire quel prestito. Una volta ricevuto il denaro, la banca pubblica provvede a erogarlo alle banche private tedesche. In questo modo, un’enorme massa di liquidità monetaria riesce a essere trasmessa al settore privato, senza andare a violare la lettera dei trattati. A questo punto la domanda legittima che ci poniamo è: perché l’Italia non segue l’esempio della Germania visto che possiede ben 4 banche pubbliche? Il compito del governo non è poi così complicato, poiché sarebbe sufficiente partire dall’utilizzo di queste 4 banche, per farle eseguire le stesse funzioni della Kfw tedesca.

 

Commenti

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  • Alessandro Gallus 25 Aprile 2020

    Gia’ perché ? forse lo si capisce andando a vedere il curriculum del direttore e amministratore della cdp nominati nel luglio 2019 dal governo giallo verde. capire da quale mondo provengono ci fa capire il perché di scelte costantemente ambigue.
    E’ semplicemente il riflesso della nostra politica corrotta…..tutta

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