La virologa Capua: basta spaventare o ridicolizzare. No al panico, ma anche alle bugie

domenica 23 febbraio 18:49 - di Redazione
La professoressa Ilaria Capua foto Ansa

Sul coronavirus e i suoi contagi, ha il dono della chiarezza e della sintesi, la virologa Ilaria Capua. La scienziata, chiamata in questi giorni a fornire delucidazioni sulla sindrome che sta mettendo in ginocchio il nostro Paese, è netta nelle sue analisi. Ma anche rassicurante sulle prospettive. E, soprattutto, tranchante quando si tratta di stroncare sul nascere allarmismi e parossismi. «Sento che girano messaggi vocali cretini per spaventare o ridicolizzare la situazione. Non c’è da piangere ma neanche da ridere», ha scritto nelle ultime ore su Twitter la virologa Ilaria Capua, che negli Stati Uniti dirige One Health Center of Excellence dell’University of Florida. Non solo: ha ripetuto lo stesso concetto in un collegamento in diretta con lo studio di In Mezz’ora condotto da Lucia Annunziata.

Coronavirus, Ilaria Capua: non dobbiamo demonizzare ma neppure sottostimare

Dove, come anticipato già qualche ora prima all’Adnkronos Salute, la virologa è tornata a spiegare che basterebbe usare i termini appropriati sull’epidemia. Chiarire e attenersi pedissequamente al decalogo anti-contagio. Evitare demonizzazioni o sottostime della situazione. «Stiamo assistendo alla diffusione di una sindrome simil-influenzale causata da coronavirus», ha quindi sottolineato la Capua. Aggiungendo poi: «E se si iniziasse a chiamare così, già le persone si tranquillizzerebbero». «È possibile – ha quindi evidenziato rispondendo da Oltreoceano – che vi siano in Italia altri casi non ancora diagnosticati, semplicemente perché la malattia nella stragrande maggioranza delle volte è lieve e può passare inosservata».

E sulla psicosi da contagio: chiamarla sindrome simil-influenzale spaventerebbe meno

Un virus difficile da stanare, dunque.Perché, come noto, anmche asintomatico, o che è comunque facile confondere con una sindrome influenzale come tante che siamo abituati a conoscere e fronteggiare. Peraltro, come spiegato dalla dottoressa Capua, «l’incremento del numero di positività è dovuto al fatto che adesso si sono iniziati a cercare. Fino a un mese fa, in effetti, per chi aveva sintomi respiratori la diagnosi era di influenza. Ora, con i test diagnostici, la ricerca attiva a ritroso dei contatti e dei movimenti dei pazienti, è chiaro che il numero di casi aumenta. Ma – tiene a ribadire la virologa – è una forma lieve e sottolineo che si dovrebbe iniziare a chiamare sindrome simil-influenzale da coronavirus per non spaventare le persone». Basterà?

Commenti

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  • Fabio Briziarelli 24 febbraio 2020

    Dov’era l’esimia virologa quando obbligavano i noenati a 14 vaccini (più richiami) obbligatori, quando la Lorenzin diffondeva la balla della mortale epidemia di morbillo??
    Si taccia, ora.

  • Emilio 24 febbraio 2020

    Si ha un’idea sul perché in Italia ci sono più contagi che negli altri paesi europei?

  • maurizio pinna 23 febbraio 2020

    Comunque, al di là della terminologia, non mi sento rappresentato da un Premier che motiva la non chiusura delle frontiere col fatto che l’Italia non è un lazzaretto. E allora trasformiamola in un obitorio!

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