In Lombardia diminuisce il numero dei pazienti in ospedale. La mascherina? Un segno di civiltà

giovedì 27 Febbraio 17:59 - di Redazione
In Lombardia

In Lombardia cominciano ad arrivare i primi segnali positivi da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus. L’assessore al Welfare Gallera ha parlato di dati “che ci rincuorano”. Ci sono 37 pazienti già dimessi, ha continuato, e diminuiscono i pazienti che necessitano di essere ospedalizzati. Erano 126 lo scorso 24 febbraio, poi 44 il giorno 25 febbraio e oggi sono stati 39. “Un dato – ha continuato Gallera – che può farci sperare in una traiettoria discendente”. A oggi in ospedale ci sono in Lombardia 216 pazienti su 403 persone positive. Gallera ha poi confermato che Cremona è la seconda città con più casi in Lombardia. Nella regione, ha assicurato, il numero dei posti letto per la terapia intensiva è sufficiente.

Fontana: abbiamo comprato 4 mln di mascherine

Durante la conferenza stampa il vicepresidente Fabrizio Sala ha fatto accenno alle polemiche sorte per la mascherina del presidente Attilio Fontana: in questo momento – ha detto – è una forma di civiltà, anche se il pericolo fosse una semplice influenza. In collegamento con i giornalisti Fontana ha poi detto che la Lombardia ha acquistato 4 milioni di mascherine per i medici.

Virale il video “Milano non si ferma”

Che la Lombardia e Milano desiderino rialzarsi dopo le giornate della psicosi lo dimostra anche l’enorme diffusione sul web del video #Milanononsiferma lanciato dal sindaco Beppe Sala. Un video che anche Matteo Salvini ha postato sui social. Immagini da ogni angolo della città: il bosco verticale, piazza Duomo, la Galleria Vittorio Emanuele, persone che si muovono, lavorano e cantieri in movimento. E poi la scritta: “Milioni di abitanti. Ogni giorno facciamo miracoli, ogni giorno abbiamo ritmi impensabili, ogni giorno portiamo a casa risultati importanti. Ogni giorno non abbiamo paura, Milano non si ferma”. Questo il video diventato virale per dire che la città reagisce al Coronavirus. Uno spot che si conclude con le scritte di altre città coinvolte dall’emergenza, come Codogno, Lodi, Torino, Genova, Palermo e tutta l’Italia.

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