Il coronavirus fa paura. E a Pisa il vescovo sfodera il crocifisso dell’XI secolo esposto nell’epidemia di peste

mercoledì 26 febbraio 13:27 - di Martino Della Costa
Basilica di San Miniato al Monte foto Ansa

Il coronavirus fa paura. E nel mercoledì delle ceneri, con le celebrazioni limitate nel nord Italia come misura precauzionale contro la diffusione del Covid 19, si fa quel che si può pur di santificare la ricorrenza e ottemperare ai dettami dell’emergenza coronavirus. Così, oltre ai dettami di esperti e addetti ai lavori, c’è chi si rivolge alla protezione della fede in aiuto della scienza. Specie a San Minato, nel Pisano dove, come apprendiamo dal sito de Il Giornale, il vescovo Andrea Migliavacca ha deciso di rispolverare dalle teche la croce di legno di Castelvecchio risalente niente poco di meno che all’’XI secolo per invocare l’aiuto divino e scongiurare i rischi dell’epidemia. Per gli storici e i religiosi, quel crocifisso ha rappresentato un vero e proprio riferimento simbolico, una sorta di antidoto spirituale, molto conosciuto negli anni tra il 1628 e il 1631. Anni in cui la peste imperversò in Europa, decimando la popolazione.

Coronavirus, il vescovo di San Miniato espone il crocifisso usato nel 1600 con la peste

«Solitamente viene esposta a ottobre e solo per una settimana, per la festa del Santissimo Crocifisso», spiega il quotidiano diretto da Sallusti. Data però la criticità della situazione che tutto il Paese sta vivendo. E la paura che giustifica restrizioni e accompagna le paure, l’alto prelato ha pensato che un atto di devozione e una preghiera in più possono aiutare ad affrontare la situazione e rasserenare gli animi. Per questo dunque, all’esposizione della preziosa croce dall’inestimabile valore storico-religioso, il vescovo ha aggiunto anche la richiesta di raccoglimento in preghiera. E già a partire da questa sera alle 21 con la celebrazione della Santa Messa.

È quello usato nel 1600 durante l’epidemia di peste…

Oggi, infatti, sarà uno speciale mercoledì delle ceneri. Un giorno in cui, con il coronavirus in circolazione all’interno dei nostri confini, i precetti della religione possono declinarsi più che mai alle necessità di questo delicato periodo. Insomma, anche la preghiera e la devozione possono essere utili alla causa. O almeno, così deve aver pensato l’alto prelato. Ovviamente perciò, oltre all’esposizione del crocifisso, il vescovo invita i fedeli alla preghiera. Da stasera (giorno delle Ceneri) quando lui stesso presiederà alla Santa Messa, e fino a tutta la giornata di domenica. Perché comunque, come noto, nelle chiese toscane si continua ad andare in chiesa, pur se con qualche restrinzione precauzionale disposta negli ultimi giorni. Come il diniego di scambiarsi il segno di pace o di tenere le acquasantiere piene d”acqua.

 

 

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