Graviano, duro scontro con Ingroia: «basta, gliel’ho già detto, non ho mai conosciuto Dell’Utri!»

venerdì 21 febbraio 16:32 - di Redazione
GRAVIANO GIUSEPPE, BOSS MAFIOSO

Durissimo scontro fra il boss Giuseppe Graviano e Antonio Ingroia, non più come pm ma in qualità di avvocato nel processo sulla ‘ndrangheta stragista a Reggio Calabria.

Ingroia insiste più volte per sapere da Graviano se ha mai conosciuto o incontrato Dell’Utri. Per esempio ad un incontro di cui ha parlato recentemente. Alla fine Graviano sbotta: «Ma se le ho detto che non l’ho mai conosciuto… Se ci fosse stato anche lui glielo avrei detto».

Ingroia, che in passato aveva interrogato Graviano da pm, lo pressa più volte in veste di legale di parte civile.
E Graviano replica seccato: «Io non ho mai conosciuto Marcello Dell’Utri».

Di più Graviano, imputato nel processo, non ha voluto aggiungere.
Alla domanda se ha conosciuto Silvio Berlusconi risponde infastidito a Ingroia per l’insistenza: «Ho già risposto al pm su questo. Non mi ripeta le stesse domande, perché mi stanco e mi calano gli zuccheri…».

Poi, il boss Giuseppe Graviano, ha confermato quanto dette nelle scorse udienze al pm Giuseppe Lombardo. E cioè di  «avere incontrato per tre volte Silvio Berlusconi».

Ma quando l’avvocato Antonio Ingroia gli chiede «se in uno dei tre incontri» con l’ex-premier fosse presente l’ex-senatore Marcello Dell’Utri, che ha scontato una pena per concorso esterno in associazione mafiosa, Graviano replica secco. «Ma se le ho detto che non l’ho mai conosciuto… Se ci fosse stato anche lui glielo avrei detto».

Ingroia, però, insiste: “Le ho fatto questa domanda perché in una intercettazione del giugno 2006, parlando con Umberto Adinolfi in carcere, parlava di Dell’Utri. Che si sarebbe dovuto fare un esame di coscienza insieme con Berlusconi».

E Graviano spiega: «Io questa intercettazione non me la ritrovo ma le rispondo. Dissi che Berlusconi si doveva fare un esame di coscienza perché aveva approvato delle leggi che mi facevano restare in carcere».

Il botta e risposta fra Graviano e Ingroia prosegue anche su altre questioni.

«Lei costituiva un ostacolo  per la prosecuzione della strategia stragista?», chiede Ingroia. «No, perché non sono coinvolto in queste discussioni…», replica Graviano.

Un nuovo scontro si accende quando si parla dell’agenda rossa di Borsellino e dell’omicidio di Nino D’Agostino, l’agente di polizia che indagava sulla tentata strage dell’Addaura, assassinato assieme alla moglie il 5 agosto 1989.
«Ancora che cercate l’agenda rossa e gli autori dell’omicidio Agostino? – risponde a brutto Graviano a Ingroia – Aprite i cassetti in Procura che sono chiusi da quasi 40 anni…».

«Berlusconi è stato uno dei mandanti delle stragi mafiose?», insiste l’ex-pm di Palermo, Ingroia.

«Non parlo. Prima voglio la verità sulla morte di mio padre. Il processo di mio papà per quasi 38 anni ha soggiornato in un cassetto, dal 1982 al 2019. E’ sufficiente aprire quel cassetto…», risponde, alzando la voce, Graviano.

E aggiunge: «Il dottor Lombardo (procuratore aggiunto di Reggio ndr) mi ha detto che farà accertamenti. Bisogna prendere quel processo. E scrivere la verità come sono andati i fatti».

«Non sta bene che la sentenza si ferma a Gaetano Grado, c’è qualche magistrato che non ha fatto bene il suo lavoro…», accusa, ancora, Graviano.

Il capomafia si riferisce all’omicidio del padre, Michele Graviano, ucciso nel gennaio 1982.
«In Procura troverete tutto – dice Graviano – se in questi 38 anni qualche procuratore non ha esercitato la professione con tutti i crismi. Non continuate a fare domande a me, io risponderò solo dopo che avrò le risposte. Prima voglio i responsabili della morte di mio padre. Qualcuno è stato fatto eroe…».

«C’è qualche giudice di Palermo che è stato fatto eroe, anche se è un vostro collega mi spiace dirlo, ma sapete che la storia ci insegna che a volte le medaglie al valore vengono anche tolte…».

A chi si riferisce il boss quando parla di un giudice che non avrebbe reso onore alla toga? Secondo Ingroia, il riferimento sarebbe a Giovanni Falcone. Perché, secondo Graviano, il giudice ucciso a Capaci avrebbe coperto il pentito Totuccio Contorno.

E, poi, prosegue: «Quaranta anni di bugie che ci sono state raccontate. Basta, sono stanco, ma stiamo scherzando???», mentre il presidente della Corte d’assise interviene per cercare di calmare gli animi.

Il pentito di mafia Gaspare Spatuzza «ha scagionato alcuni colpevoli della strage di Via D’Amelio solo per convenienza», accusa Graviano. E rivolto ad Ingroia: «Aspetti le domande che mi farà su Spatuzza il mio avvocato. E’ inutile che mi fate parlare delle stesse cose…».

Anche su Bernardo Provenzano, Graviano è netto: «Io non ho mai conosciuto Bernardo Provenzano». E quando Ingroia gli legge una intercettazione i cui parla di “Binnu“, il capomafia di Brancaccio replica: «Non lo conoscevo. E non mi sono mai permesso di chiamare Provenzano “B “Binnu”. Io metto sempre il signor davanti. Non mi sono mai permesso di chiamare una persona più grande di me in questo modo».

 

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