FdI: “La risoluzione Ue sui diritti delle donne? È un manifesto gender” (video)

giovedì 13 Febbraio 18:13 - di Carlo Marini
donne, risoluzione Ue

“La delegazione di FdI-Ecr al Parlamento europeo ha votato contro la risoluzione contenente le proposte per la 64° sessione della Commissione Onu sullo status delle donne, in programma a New York a metà marzo. In particolare, abbiamo chiesto a gran voce che la risoluzione della Ue non strumentalizzasse l’argomento della condizione femminile. Abbiamo anche votato contro la risoluzione approvata perché contenente un testo fortemente impregnato di ideologia gender. Come, tra l’altro, la richiesta di finanziamenti per le organizzazioni Lbtiq. Aspetti, questi, che nulla hanno a che fare con gli obiettivi sanciti dall’Onu e con i diritti delle donne, ma che incidono invece sui diritti della famiglia e sull’istruzione scolastica che riteniamo debbano appartenere alle decisioni sovrane dei singoli parlamenti e governi nazionali”.

“Abbiamo presentato una risoluzione alternativa, bocciata dall’aula, in cui abbiamo ribadito l’impegno a conseguire la parità tra uomini e donne, contro ogni forma di violenza e di discriminazione sulle donne, per colmare divari di genere in termini di retribuzioni e favorire la conciliazione tra vita privata e vita lavorativa”. Così in una nota il capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo Carlo Fidanza e l’eurodeputato Fdi Nicola Procaccini coordinatore Ecr in Commissione per le Libertà civili.

La Risoluzione Ue non è dalla parte delle donne

La risoluzione è passata con 463 voti favorevoli, 108 contrari e 50 astensioni. Il testo denuncia “il regresso della parità di genere e le misure che compromettono i diritti, l’autonomia e l’emancipazione delle donne”. La risoluzione auspica, inoltre, delle misure che promuovano l’emancipazione economica e politica delle donne. Il documento chiede di promuovere l’istruzione delle ragazze e una maggiore partecipazione alle carriere Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Infine, a livello globale, l’Ue dovrebbe condannare fermamente la “global gag”. La norma che vieta alle organizzazioni internazionali di ricevere dagli Stati Uniti finanziamenti per la pianificazione familiare se offrono servizi per l’aborto. La Ue chiede anche più finanziamenti per la salute sessuale e riproduttiva femminile. Chiede, tra l’altro, di promuovere una maggiore partecipazione femminile in favore del clima e della pace.

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