E ora il fiumano Gigante riposa accanto a D’Annunzio. Gasparri: «Così si onorano caduti e memorie della Patria»

sabato 15 febbraio 11:34 - di Redazione
Gabriele D'Annunzio foto Ansa

Gabriele d’Annunzio, quando decise di costruire il proprio Mausoleo nella Villa Il Vittoriale di Gardone Riviera (Brescia), scelse dieci amici, compagni di guerra e dell’impresa fiumana, perché lo accompagnassero in altrettante urne disposte a cerchio. Su una di queste è inciso il nome di Riccardo Gigante. La Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e la Società di Studi Fiumani intendono quindi dare ora sepoltura ai resti di Riccardo Gigante, recentemente rinvenuti in una fossa comune e identificati grazie alla prova del Dna cui si è sottoposto il discendente Dino Gigante.

Oggi la cerimonia di tumulazione dei resti di Giganti al Vittoriale

La cerimonia avrà luogo oggi, a partire dalle ore 11, nel contesto delle celebrazioni del Giorno del Ricordo, dedicato all’esodo della popolazione italiana dalle terre adriatiche, seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Saranno presenti il presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani, Giordano Bruno Guerri, il senatore Maurizio Gasparri, Dino Gigante, un rappresentante del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti, i vertici della Società di Studi Fiumani e le autorità civili, militari e religiose.

La storia del politico fiumano Riccardo Gigante

La storia del politico fiumano Riccardo Gigante riassume più di ogni altra il legame tra d’Annunzio e gli italiani dell’Adriatico. Gigante fu uno dei primi a lottare per l’unione di Fiume all’Italia. Nel 1906, giovane artista e storico locale, è tra i fondatori del primo circolo irredentista, “La Giovane Fiume”. Durante la Prima Guerra Mondiale, è tra i cento fiumani che scelgono di combattere con l’Italia, guadagnando la croce al valor militare. Al termine della guerra, quando D’Annunzio e i suoi legionari arrivano a Fiume per unirla all’Italia, Gigante è un uomo-chiave dell’Impresa. Nell’ottobre 1919 divenne primo sindaco irredentista della città. Durante gli esaltanti e drammatici mesi dell’Impresa dannunziana, Gigante sarà il mediatore tra i suoi concittadini e i legionari. Grazie all’Impresa Fiume divenne uno Stato libero e indipendente. E Gigante, a capo del movimento che lotta contro gli autonomisti, lottò fino al giorno della sua annessione, nel 1924.

Il 4 maggio 1945 i partigiani jugoslavi fucilano Gigante

Il governo fascista utilizzerà il prestigio di Gigante per guadagnare il consenso dei fiumani. Invece, grazie alle cariche di podestà e senatore, egli riuscirà a mediare tra la politica accentratrice del regime e l’identità della città di confine. Tra il 1943 e il 1945, poi, Gigante utilizzerà la sua nomina a governatore per limitare la brutale politica di assimilazione etnica e politica imposta dal nazifascismo. Quando la caduta del regime getta Fiume nelle mani della Jugoslavia di Tito, Gigante decide di affrontare il suo destino. L’uomo-simbolo dell’irredentismo fiumano attende i partigiani jugoslavi nella sua casa. Il 3 maggio 1945 viene fucilato assieme a un gruppo di militari italiani, a Castua (Kastav). Fino ad oggi, Gigante è stato commemorato con due tombe simboliche: nel cimitero di Fiume e nel Mausoleo del Vittoriale. Nel 2018 i resti sono stati recuperati e saranno ora tumulati nell’arca del Vittoriale, a coronare la storia di un’amicizia nata e cresciuta nella Fiume italiana.

La cerimonia spiegata da Giordano Bruno Guerri

«Sarà una cosa molto emozionante e suggestiva perché realizziamo un desiderio di D’Annunzio. Ma, soprattutto, compiamo un atto di rispetto e di onore nei confronti di un caduto, ucciso in modo barbaro senza processo. Una vittima che, oltretutto, era un senatore». Così Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”, spiega all’AdnKronos il motivo della cerimonia di sepoltura dei resti dell’ex sindaco di Fiume e amico di Gabriele D’Annunzio, Riccardo Gigante, in una delle dieci tombe che circondano quella di D’Annunzio nel mausoleo del Vittoriale, dove, come volle lo stesso Vate, sono sepolti i Legionari Fiumani. Tra queste, vuota, c’è quella destinata proprio a Gigante. «Da parte del Vittoriale si tratta semplicemente di rispettare la volontà del Comandante e di Gigante. Non c’è alcuna polemica o presa di posizione ma è un atto dovuto. Speriamo che questo evento inviti a studiare ancora quel periodo, in perfetta sintonia con quello che ha detto il Presidente della Repubblica».

L’impegno costante e determinato di Maurizio Gasparri

«C’è una pietra – racconta Guerri – che pesa tre tonnellate e che copre l’urna che D’Annunzio aveva destinato a Gigante. Una gru la solleverà di fronte a tutti i rappresentanti civili, militari e religiosi. All’appuntamento parteciperanno molti deputati e senatori tra cui Maurizio Gasparri», grazie al cui impegno costante e determinato si è arrivati alla risoluzione della vicenda, culminata nella manifestazione odierna. Il senatore forzista, che aveva annunicato gli esiti del dna, svolti dai reparti dell’Arma nel luglio del 2019, ha commentato Gasparri, «ha un grande valore morale. Che certamente le associazioni degli esuli e i familiari del senatore Gigante hanno accolto, come me, con grande commozione». «Questo vuol dire onorare i caduti e le memorie della Patria, che non possono essere mai cancellate». specie in un momento come questo che, come ha concluso Gasparri, «è un momento di ricomposizione della memoria della Nazione che avviene nella settimana in cui si celebra il Giorno del Ricordo».

Una cerimonia tra tragedia umana, storia recente e istituzioni odierne

La cerimonia ha previsto anche un momento religioso, con la benedizione dei resti di Gigante. Che «fu una vittima perché era stato sindaco di Fiume per 25 anni», ha aggiunto Guerri. Anzi lo era ancora al momento del suo assassinio. Come ogni bravo capitano della nave si rifiutò di fuggire sapendo benissimo cosa l’aspettava. E infatti scomparve il giorno stesso in cui le truppe di Tito arrivarono a Fiume». Imponendo agli italiani la grande tragedia: «che li vede costretti ad a lasciare immediatamente le proprie case e le proprie cose, senza avere nessuna prospettiva. Fu un vero esodo tragico. Le responsabilità storiche ovviamente andrebbero approfondite. Quello che accadde soprattutto durante l’occupazione tedesca della Slovenia e della Croazia furono episodi altrettanto orribili». Lo storico anticipa, infine, che il 12 marzo «finalmente, dopo 99 anni, completeremo il Vittoriale. D’Annunzio voleva che l’anfiteatro, mai finito, fosse pavimentato in marmo rosso veronese. Ora ci siamo riusciti anche con l’aiuto della regione Lombardia. Per questo, la giunta regionale della Lombardia si riunirà in seduta speciale al Vittoriale e taglieremo il nastro con il governatore Fontana», ha concluso Guerri. Ora la parola alla storia.

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