Coronavirus, la Libia controlla i migranti. Ma non quelli dei barconi

venerdì 7 febbraio 18:05 - di Laura Ferrari

Misure per contenere la diffusione del coronavirus sono state introdotte anche all’aeroporto della capitale libica Tripoli, dove ha cominciato a operare un ambulatorio mobile per il monitoraggio della temperatura corporea dei viaggiatori in arrivo. Ne dà notizia il sito di Euronews.

Coronavirus, massima allerta a Tripoli

Secondo il responsabile dell’Ufficio per il controllo delle epidemie, Badreldine al-Najjar, nel caso in cui si riscontrassero casi di presunta infezione, i pazienti verrebbero sottoposti a quarantena in un reparto ospedaliero.

La soglia dei controlli, pur innalzata a livello dell’aeroporto internazionale di Tripoli, resta di fatto inesistente sulle persone che dalla Libia tentano di raggiungere l’Europa con mezzi di fortuna.

Coronavirusa, i controlli farsa all’aeroporto di Tripoli

Ma è vietato porre qualche interrogativo. Si viene immediatamente tacciati di razzismo. Non a caso, il Centro europeo di prevenzione e controllo delle malattie, mette in guardia dall’allarmismo e dalle strumentalizzazioni politiche della questione. Anzi assicura che “al momento” non risultano legami tra il fenomeno dei flussi migratori dall’Africa e la diffusione del coronavirus.

I cinesi in Africa sono una realtà importante

Il numero di imprese cinesi operanti in Africa è aumentato considerevolmente e attualmente ammonta a circa 10 mila unità. Non solo. Pechino negli ultimi anni ha superato Washington quale principale partner commerciale in Africa. Il commercio della Cina ha raddoppiato quello degli Stati Uniti. E non sono solo i soldi cinesi ad arrivare in Africa, ma anche i manager e i lavoratori. Volete un’idea di quanti cinesi sono attualmente nel continente nero? Oggi la Cina è seconda solo alla Francia per numero di istituti culturali in Africa. Istituti condotti e popolati da cinesi. La possibilità del contagio del coronavirus in Africa non è quindi un’eventualità remotissima. Soprattutto tenendo conto che il virus, almeno all’inizio, non presenta alcun sintomo nel paziente. Ma il paradosso resta. Si mettono in quarantena gli italiani al ritorno dalla Cina, ma si lasciano sbarcare senza alcuna precauzione sanitaria, i migranti in arrivo dall’Africa.

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