Coronavirus, contro epidemia e paura il vaccino è l’ironia: sui social la satira è contagiosa

venerdì 28 Febbraio 19:15 - di Lara Rastellino
Coronavirus e ironia frame da servizio del Tg4

Coronavirus, il vaccino di queste ore è l’ironia (link del servizio del Tg4 Mediaset). Dalla Gioconda con la mascherina, al capolavoro dell’Ultima Cena di Leonardo, in cui spariscono i commensali del Cenacolo. Dalla folla oceanica di Wembley parafrasi del traffico di passaggio a Codogno alla rivisitazione del motto latino, trasformato per l’occasione in un ironico «In media stat virus». senza dimenticare, naturalmente, il Coronavairus inglesizzato da Di Maio. E fino al mitico ignoto a spasso per la città con indosso la maschera con boccaglio che imperversa su Facebook. Sui social impazza la satira da Covid 19, che fa da contraltare agli allarmi e alle paure di questi ultimi, difficili giorni… Gli utenti, in quarantena e non, si scatenano con messaggi virali e meme: e l’ironia diventa il vero vaccino contro epidemia e contagi…

Coronavirus, il vaccino contro paure e allarmi è l’ironia

Da qualche giorno, ormai, creatività e inventiva declinate al web danno vita alla satira più sferzante, unico vero antidoto a isolamento e paura. Chi non ha ricevuto in questi giorni, la vignetta delle le penne lisce rimasti indenni dalla corsa agli approvvigionamenti nei supermercati presi d’assalto, perché «non le prende nessuno, nemmeno con l’apocalisse». come pure, chi non ha riso, almeno per un istante, della locandina del film apocalittico Io sono leggenda, con Will Smithtrasformata in «Io sono lombardo». E ancora, sfidiamo a trovare qualcuno che non si sia indignato per quel cartello affisso su un portone che recitava: «Non si affittano case ai settentrionali».

Dallo strafalcione di Di Maio all’ultimo meme

Così come, si faccia avanti chi non si è sbellicato all’ultimo strafalcione di Di Maio che, inglesizzando a sua insaputa il latino, ha trasformato il coronavirus in coronavairus. Confermando di avere un difficile rapporto con la grammatica inglese. E, rivelando al tempo stesso, di non conioscere affatto neppure le parole più usate di derivazione latina. Stavolta, l’ex capo politico dei grillini si è davvero superato: e ha firmato una gaffe degna dello sberleffo del web. Rivisitata e corretta da un meme di ultima pubblicazione. Quello in cui un Marty Feldman d’annata nelle lugubri vesti di Igor del celeberrimo Frankenstein Junior, altrimenti detto Frankenstin, induce amici di Facebook e follower a chiedersi: come pronuncerebbe Coronavirus? O coronavairus, come Giggino?

 

 

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