Coronavirus, città spettrali, vite in quarantena, diffidenza: il contagio fa paura. E cresce l’isteria

sabato 22 Febbraio 15:02 - di Ginevra Sorrentino
oronavirus a Codogno, la città è deserta foto Ansa

Coronavirus, panico o isteria collettiva? Paura o fobia? Prevenzione o allarmismo? Difficile stabilire una linea di confine netta tra paura e psicosi. Di certo, al momento, c’è solo la realtà di un virus ancora poco conosciuto. Che si allarga a macchia d’olio. Che ha trasformato nel giro di poche settimane il timore dei contagi nell’incubo di una pandemia. Con conseguente caccia all’untore…

Coronavirus, panico o isteria collettiva?

Il sospetto si alimenta a ogni colpo di tosse che riecheggia su un autobus. Ad ogni starnuto del vicino di fila in un supermercato. Ad ogni raschiamento di gola di chiunque passi accanto. E le notizie della diffusione di casi di nuove infezioni dalla Lombardia al Veneto, fino al Piacentino. Della quarantena attivata a bordo di una nave di crociera. Del cordone sanitario attivato in diverse cittadine del Belpaese, nuovo fulcro epidemico, conferma l’allarme di una pandemia, sotto controllo ma che, sicuramente, genera incertezza e diffidenza.

Quarantena, cordone sanitario, paura: le parole tornate d’attualità

«La situazione è drammatica, c’è una preoccupazione collettiva», ha dichiarato poco fa Patrizia Baffi, consigliera regionale di Italia Viva in Lombardia, che si è collegata via Skype con l’assemblea del partito di Renzi a Roma. Baffi, da casa sua a Codogno, ha raccontato di essere amica del primo contagiato dal coronavirus. «Qui è come se fossimo tutti in prima linea, con questa sofferenza nel cuore», ha spiegato l’esponente di Iv. Aggiungendo sulla situazione a stretto giro: «Preoccupante, disarmante e angoscianteSono chiusa in casa e sono provata da una situazione difficile e complicata».

Paesi spettrali, città-fantsma: fioccano le ordinanze dei sindaci

Paesi fantasmi. Cittadine spettrali. Ospedali che sembrano set di film di fantascienza. E intanto fioccano le ordinanze dei vari sindaci dei diversi paesi del nord che ordinano la chiusura degli esercizi commerciali. Che annullano tutte le attività collettive. Che chiedono, appunto, di non uscire di casa. Un allarme che inquieta e preoccupa. Per questo, ancora poco fa, Giorgia Meloni ha chiesto al premier uscito dall’ultima riunione con la Protezione civile, di dare «definitivamente una risposta chiara a quattro domande: qual è il tasso di contagio, quello di mortalità, si può essere infettati da persone asintomatiche, si può guarire. Noi vogliamo sapere tutto del coronavirus, altrimenti non potremmo dare una mano».

Saltano sfilate di carnevale, concerti e gare sportive

Così, a scopo precauzionale, su indicazione dell’Ulss 8 Berica, il sindaco Francesco Rucco informa di aver annullato il Carnevale di Vicenza in programma oggi pomeriggio, con sfilata dei carri e spettacoli in Campo Marzo e in centro storico. A ruota, anche il sindaco di Brendola, Bruno Beltrame, ha emesso un’ordinanza di annullamento per tre manifestazioni in programma tra oggi e domani: una gara regionale di ginnastica ritmica che si sarebbe dovuta svolgere oggi al Palazzetto dello Sport. Un concerto nell’ambito del cartellone “On the Folks”. La marcia non competitiva “La Brendolana”, alla quale erano attesi circa sette-otto mila podisti.

Persino per la comunione e lo scambio della pace si dispone che…

E ancora: tra le misure d’emergenza fissate a profusione nelle ultime ore nelle regioni colpite dal contagio, rientra anche la comunione che, apprendiamo da Il Giornale, secondo quanto disposto dalla diocesi di Piacenza-Bobbio per l’emergenza coronavirus «verrà distribuita solo sulla mano e non in bocca». E sempre riugardo i diversi momenti liturgici della Santa Messa, « si dovrà evitare lo scambio della pace». Perché in effetti, i contorni del contagio del fatidico paziente zero non sono chiari. E la mancanza di chiarezza rende tutto più complicato. Più nebuloso. Più precario.

Brutale aggressione di una cittadina cinese a Torino

E nella preoccupazione qualunque provvedimento preventivo rischia di far passare il messaggio di un pericolo imminente che ingenera ansia. Ansia che nel giro di breve genera in psicosi. Psicosi che aumenta diffidenza e aggressività ingiustificabile. Come nel caso di una cittadina cinese brutalmente aggredita e insultata da una coppia in centro di Torino. Per inciso, la donna – che ha dovuto farsi medicare in ospedale – vive da oltre 20anni in Italia. E qui non si tratta di psicosi o isteria: si tratta semplicemente di violenza gratuita, ignoranza e delirio inaccettabile…

 

 

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