Alemanno: bravo Veltroni su Ramelli, ma c’è il rischio che gli antifascisti si armino contro di noi

domenica 16 febbraio 17:41 - di Domenico Bruni
alemanno sergio ramelli

Alemanno parla di Sergio Ramelli, e si rivolge a Veltroni che lo ha ricordato. “Parlare non solo del clima d’odio di quegli anni, ma cercare di analizzare l’odio che sta montando nel nostro presente”. E’ quanto chiede Gianni Alemanno a Walter Veltroni, dopo l’intervento del fondatore del Pd in ricordo di Sergio Ramelli, militante del Fronte della gioventù, l’organizzazione giovanile del Msi, ucciso a Milano nel 1975 da estremisti di sinistra.

Alemanno: Veltroni alle parole faccia seguire i fatti

“I morti di quegli anni – ha scritto Veltroni sul Corriere della sera – non devono oggi essere rivendicati, scagliati, usati per protrarre l’odio, che è una patologia: quegli anni sono stati un’epidemia di questo male”. Alemanno apprezza che “Veltroni ha ricordato il sacrificio di Sergio Ramelli, descrivendo con attenzione il clima d’odio anti-fascista che fu l’alibi per quell’assurdo omicidio. Non è la prima volta che Veltroni dice parole di verità e compie atti di giustizia per tentare di rimarginare le ferite degli anni di piombo. Quando era sindaco di Roma – ricorda – portò le corone di fiori del Comune in tutti i luoghi cittadini dove erano stati uccisi ragazzi di Destra come di Sinistra, sostenne un’associazione che ricordava i fratelli Mattei, intitolò a Paolo Di Nella uno dei viali di Villa Chigi. Questo è molto importante, le tante cose che ci dividono politicamente da Veltroni non possono fare velo a questo giusto riconoscimento”.

Però, aggiunge Alemanno, anche lui ex sindaco di Roma, “gli chiediamo uno sforzo ulteriore. Parlare non solo del clima d’odio di quegli anni, ma cercare di analizzare l’odio che sta montando nel nostro presente. Oggi l’antifascismo militante è tornato di moda. E si moltiplicano i casi in cui si cerca di impedire a esponenti politici di destra o leghisti di esprimere le proprie idee. Addirittura al punto che si è tornato a negare il dramma delle foibe”.

Il rischio è che l’odio antifascista ritorni

Prosegue Alemanno: “Ieri, l’accusa e l’alibi per la violenza era di coltivare progetti golpisti, oggi è quella di alimentare chiusure xenofobe. Ma il risultato è lo stesso: la destra non ha diritto di parola e le sue idee devono essere demonizzate”. Certo, osserva, “non siamo alla violenza efferata degli anni di piombo. Ma a furia di demonizzare l’avversario, siamo sicuri che qualche esaltato non finisca per prendere in mano anche oggi la spranga o la pistola? Coraggio, non piangiamo solo gli errori del passato, evitiamo quelli del futuro”.

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