«Voglio stare con papà»: ma il giudice lo affida alla madre. Il genitore: «È un’altra Bibbiano»

sabato 18 gennaio 18:25 - di Martino Della Costa
Un'altra Bibbiano foto Ansa

«Un’altra Bibbiano». Un’altra storia di coniugi separati. Figli contesi. E in mezzo, tribunali, servizi sociali, psicologi. E tanto dolore… Nella stagione tragica dei drammatici scandali della Val d’Enza (e non solo), dalla cronaca arriva un altro caso giuridico di un figlio conteso in Aula, almeno stavolta dai genitori. Un ennesimo dramma familiare che rischia di minare la serenità di un ragazzino. Un 14enne che un tribunale ha tolto al padre e affidato alla madre.

Figlio conteso, tribunale, servizi sociali. Il padre: «Un’altra Bibbiano»

Certo, il tenore di quest’ultima vicenda, in questo caso abruzzese – stavolta siamo a Tortoreto – non è assimilabile alla drammaticità dei casi di affidi illeciti che hanno sancito gli orrori della tragedia tirata fuori da un vergognoso sommerso in Emilia Romagna. Uno scandalo perpetrato per anni e che ha dilaniato le famiglie della Val d’Enza (e dintorni). Ma, è pur vero che, ancora una volta, si è alle prese con una storia di dolore familiare su cui, chiamato a intervenire, il tribunale rischia di provocare altro dolore. Altra sofferenza. Altri strappi strazianti che, tra giudici e assistenti sociali. Avvocati e periti di tribunale. Vigili, carabinieri e prelievi forzati, rischia di decretare un’ennesima vittima minorenne. Intanto, il padre non riesce a contenere indignazione e sconcerto e dichiara: «È un’altra Bibbiano»…

Il figlio conteso scrive al giudice: voglio stare con papà

In questo caso il ragazzino in questione è un 14enne. Siamo a Tortoreto, ma il giovanissimo figlio conteso non ha dubbi. E penna e carta alla mano, scrive al giudice che ha deciso del suo destino esordendo: «Gentile giudice… ho già confermato alla vigilessa che mi voleva portare via conla forza di voler restare a casa con mio padre…Mi trovo bene con lui e non lascerò questa casa»… E infatti, per la paura di essere portato via, e in base a quanto raccontato dal papà del ragazzino al Messaggero, «il bambino è spaventato. Ha paura ogni volta che suona il citofono. Vuole tenere le finestre chiuse. Stiamo vivendo da carcerati»…

Ma il Tribunale stabilisce che il 14enne andrà dalla madre

Un incubo. E la luce in fondo al tunnel è ancora lontana. Al momento, di tangibile c’è che questa famiglia è da tempo in mano a periti e tribunali. I genitori separati sono ricorsi in Aula per la custodia dei figli e già nel caso della primogenita un giudice ha affidato il figlio alla madre. Come riporta allora il Messaggero, che alla vicenda dedica un ampio servizio, «con il padre è rimasto Marco» (nome di fantasia ndr), che ha 14 anni e «frequenta Informatica e da grande vuole fare l’avvocato».

Il figlio però vuole restare col padre

Ma con il papà il ragazzino resterà ancora per pochi giorni. In base a quanto stabilito infatti dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, anche lui dovrà tornare a vivere con la mamma. La quale, stando a quanto ricostruito dal quotidiano capitolino, ha dimostrato fin qui un comportamento più collaborativo con i servizi sociali. A fronte di un inasprimento degli atteggiamenti manifestato dall’ex marito.

Il tentativo di portare via il ragazzino con la forza

È questo il contesto in cui è maturato allora quanto denunciato dal legale dell’uomo, Romina Cristina D’Agostini che, sempre al Messaggero, ha spiegato: «Hanno tentato di sottrarre il bambino al padre il 2 gennaio. Un assistente sociale, tre agenti di polizia municipale e i carabinieri, tutti in divisa, si sono presentati a casa ma non c’era un decreto scritto, né depositato in cancelleria, ma solo con un appunto del giudice. E hanno dovuto soprassedere. Poi sono tornati il 10 gennaio – prosegue l’avvocato – sempre senza decreto, depositato solo il 13»…

 

 

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