CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

STRAGE DI BOLOGNA – GILBERTO CAVALLINI

Strage di Bologna, Cavallini condannato all’ergastolo: non accetto di pagare per cose che non ho fatto

Segui il Secolo d'Italia Google Discover Fonti Preferite

Ci sono 2 commenti, partecipa alla discussione

Ci sono 2 commenti

  1. Mauro Collavini ha detto:

    Mi sembra che al Cavallini siano stati imputati,ingiustamente, tutti o quasi i reati compiuti dall’estrema destra negli anni 70; E ritego che i giudici gli abbiano appioppato tutto o quasi sempre nei casi in cui il colpevole non è chiaro. Sappiamo bene tutti che dietro le stragi c’erano i servizi segreti e fù molto comodo a certa parte politica utilizzare le stragi per avere un ritorno di voti. A questa come ad altre sentenze io e molti italiani non credono.

  2. eu7yZnsfvR ha detto:

    Non sono mai stato coinvolto giuridicamente nella famosa strage, anche perché allora usavo moltissimo il treno e tante, troppe volte, avevo passato molte ore in stazioni di tutta Italia, per cui , con scaramanzia, evitavo di pensarci. E mi era anche sfuggito che la macchina della giustizia dopo 40 anni fosse ancora in moto, mentre ero e sono perfettamente convinto che , di massima, se non sei di sinistra e resti impigliato nella tela del ragno, a qualsiasi titolo, devi aspettarti che comunque arriverà qualcuno che affermerà che non puoi non essere colpevole. Oggi come 70 anni fa. Si chiamava Adriano Visconti di Lampugnano, asso prima della Regia Aeronautica poi dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana , accreditato di dieci vittorie aeree ed una sua fotografia con la dicitura di asso della caccia italiana, è sistemata nel museo di Ellis Island (NY) Usa.
    Il 29 aprile 1945, a Gallarate, il maggiore Adriano Visconti di Lampugnano firmò la resa del suo reparto, il 1º Gruppo caccia “Asso di Bastoni”. L’atto venne controfirmato dai rappresentanti della Regia Aeronautica, del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), del Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) e da 4 capi partigiani.
    L’accordo garantiva la libertà ai sottufficiali ed agli avieri del Gruppo, e l’incolumità personale di tutti gli ufficiali.
    Immediatamente dopo la firma, mentre si stavano dirigendo verso l’ uscita furono udite due raffiche improvvise. Secondo il colonnello von Ysemburg, ufficiale di collegamento della Luftwaffe al Ministero dell’Aeronautica Repubblicana, allora presente, Visconti , fu colpito alle spalle da raffiche di mitra e finito con due colpi di pistola alla nuca. Moriva così assassinato senza uno straccio di processo colui che al National Air and Space Museum di Washington viene celebrato come il più grande asso italiano della seconda guerra mondiale. Il giorno della sua morte, Visconti aveva 29 anni.
    Chissà se, anche lui, avrà avuto il tempo di pensare che non era giusto morire per cose che non aveva fatto.

Comments are closed.

di Redazione - 9 Gennaio 2020