Fioravanti e la Mambro devono risarcire lo Stato. In mezzo milione di anni

giovedì 20 settembre 11:42 - di Massimiliano Mazzanti

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Entro domani, pena l’applicazioni di ulteriori sanzioni, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro dovrebbero recarsi in banca ed effettuare un bonifico a favore dello Stato italiano di 2 miliardi 354 milioni 463 mila e 695 euro. Anzi, a esser precisi, ci sarebbero anche altri 20 centesimi da aggiungere. Sì, esatto: quattromila e seicento miliardi delle vecchie lire. Però, quei soldi Fioravanti e la Mambro non li hanno, come non li avevano quando, al termine del solito, costosissimo procedimento giudiziario, il magistrato di turno ha comminato loro la gigantesca multa che, al momento stesso della sua emissione, tutti sapevano che non sarebbe stata mai pagata. Certo, c’è sempre la possibilità di chiedere ai due ex-Nar di pagarla a rate, quella somma. Anzi, di costringerli a pagarla, con la confisca del “quinto” dei loro rispettivi stipendi. D’altro canto, i due oggi lavorano – sono impiegati da strutture del Partito radicale – a casa un paio di migliaia di euro, a fine mese, li portano di sicuro. Quindi, ammesso che si possa effettivamente trattenergli un 400 euro mensili, saranno sufficienti 5 milioni e 886 mila e 159 mensilità per andare a pari con lo Stato, purché i due si tengano in buona salute per i prossimi 490mila e 513 anni. Ora, ci si potrebbe chiedere per quale oscura ragione i giudici italiani abbiano ritenuto solo Fioravanti e la Mambro – delle migliaia e migliaia di terroristi italiani condannati per i delitti compiuti negli anni ’60/’70/’80 – rei anche d’aver sporcato l’immagine dell’Italia, mentre gli altri loro “camerati” e i ben più innumerevoli brigatisti rossi e i “compagni” delle formazioni eversive comuniste no; però, elevando questo dubbio, qualche sagace intellettuale di sinistra o qualche parlamentare del Pd potrebbe accusare chi scrive – anzi, lo farebbe sicuramente – d’essere affetto di “sindrome comparativa” (la “malattia culturale” di cui soffrirebbero quanti, secondo coloro che hanno inventato la curiosa espressione, a fronte di un provvedimento che colpisce qualcuno, eccepiscono che altri l’hanno fatta franca). Quindi, s’accetti così, per com’è stata formulata, la condanna ai due eversori “neri”, anche se un altro dubbio non può non essere sollevato: che senso hanno sentenze come queste, inapplicabili e assurde e che non affermano nemmeno un principio teorico, bensì fanno scadere lo spettacolo della Giustizia italiana nella farsa più autentica? Quale vittoria avrà mai perseguito, lo Stato italiano, quando ha intentato e ottenuto il riconoscimento di un debito così grottesco e che cristallizza solo la ridicolaggine del sistema che lo ha calcolato e messo a bilancio? Si sente spesso accusare l’attuale governo dei 5 Stelle d’essere promotore di una “finanza creativa”: può essere, ma quella dell’antifascismo politico-giudiziario è, a dir poco, “fantascientifica” addirittura. Anche perché alla povera – è proprio il caso di definirla tale – e incolpevole figlia della coppia condannata, alla quale sarà automaticamente trasferito l’onere di pagare questa cifra, qualora i genitori decidessero inopinatamente d’estinguersi prima dell’inizio della prossima era geologica, basterà rifiutare l’eredità (inesistente) per interrompere la catena debitoria dello sciocchezzaio repubblicano. Mentre un milione di anni non basterà non tanto per pagare il mostruoso debito, ma a restituire la credibilità a un sistema giudiziario capace di tali scempiaggini.

Commenti

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  • Michele Grimaldi 20 settembre 2018

    Semplicemente…incommentabile!
    Povera Italia!
    Bravo Massimiliano!

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