Paragone, ciuccio in bocca e toni di fuoco attacca Giggino: il M5S è morto, soffocato nella scatoletta di tonno» (Video)

lunedì 27 gennaio 13:30 - di Chiara Volpi
Gianluigi Paragone frame da video dalla sua pagina Facebook

Altro che Vito Crimi e «risultato al di sotto delle aspettative». Altro che, «continuare a lavorare pancia a terra al governo del Paese». Gianluigi Paragone suona le campane a morto per il M5S. E, dati e accuse alla mano, c’è poco da vedere il bicchiere mezzo pieno. Dopo il voto in Emilia-Romagna e in Calabria il MoVimento «è morto, soffocato nella scatoletta di tonno. Non lo dico io, lo stanno dicendo gli elettori». In queste elezioni, continua il senatore dissidente espulso dai 5 Stelle in un’intervista alla Stampa, «il MoVimento aveva la possibilità di iniziare a radicarsi sul territorio, ma se tu imposti il tuo radicamento su delle battaglie nei consigli regionali e comunali contro il Pd e poi ti presenti da alleato di governo del centrosinistra, allora finisci male». Pronostico azzeccato. E accusa argomentata, punto per punto, in un video appena postato da Paragone sul suo profilo Facebook. Esilarante per i toni assunti dall’ex parlamentare grillino. Lucido e inappuntabile nella sostanza delle recriminazioni, si domanda: «E ora che farete? « Segnalerete ai probiviri chi non vi ha votato»?

Forte j’accuse di Paragone: il Movimento è morto

Secondo Paragone «ormai è tardi per riprendersi». Il Movimento è morto: e ne dà l’inevitabile annuncio il senatore fuoriuscito con tanto di ciuccio in bocca (tanto per ironizzare sull’ingenuità e l’inadeguatezza di un partito di governo). Quello che doveva essere il pilastro della lotta anti-sistema e che, sottolinea amaramente Paragone, si è ridotto a fare il palo del sistema. Perché, punta l’indice l’ex conduttore de La 7,  «il MoVimento è una forza europeista e filo-Pd», di conseguenza «per colpa di Di Maio non ci sono più forze politiche anti-sistema» in Italia. Perché, dalle infrastrutture all’Europa, passando per l’alleanza con il Pd di Zingaretti, il M5S e il suo capo politico fino a ieri, hanno sempre fatto il contrario di quelle che erano le istanze programmatiche su cui gli elettori avevano dato la fiducia a attivisti e movimentisti in Parlamento. E, come sottolinea Paragone, passare da un atto di fede valutato il 33% dei voti presi all’esordio, al 3,45% raggiunto oggi alle elezioni regionali dal candidato grillino in Emilia Romagna, ce ne vuole…

Rinnegato ogni punto del programma con cui sono nati i 5S

Rimettere insieme i cocci non sarà facile. E le sfide che aspettano il Belpaese sono ardue: Con un eruo «drammaticamente asimmetrico», rileva Paragone. Lo spettro della «privatizzazione dei porti italiani» paventata a Bruxelles e già alle porte. per non parlare di Alitalia, Tav, ferrovie dello Stato, ormai andati da un pezzo. «avevamo un programma elettorale che era una bomba… ma dovevate avere i coglioni»… «So che Alessandro Di Battista è l’unica speranza che ha il MoVimento di risorgere. Alessandro dovrebbe ottenere la guida del partito e portarlo fuori da questa alleanza con il Pd, facendo cadere il governo». Ma lui sa anche che «questa è una cosa che non si realizzerà mai, perché ci sono i gruppi parlamentari che non vogliono perdere il posto». E anche per questo il Movimento oggi non può che considerarsi morto. Senza speranza…

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