Duro sfogo di Paragone: non ci sto. E passa alle carte bollate: “Sarete condannati a chiedermi scusa” (Video)

lunedì 6 gennaio 19:11 - di Redazione
Frame da un video di Paragone da Youtube

Il M5S ne ha di rogne da risolvere. Ma tra rendicontazioni e morosi. Strappi e esodi. Epurati e dissidenti, lo scontro tra Gianluigi Paragone e gli ex colleghi pentastellati si fa incandescente. E prosegue a colpi di carte bollate. Il senatore espulso a Capodanno, ha presentato ricorso contro il provvedimento disciplinare che lo ha estromesso dal Movimento fondato da Beppe Grillo. «Ho conferito il mandato al mio avvocato, Eugenio Piccolo – dice il giornalista all’Adnkronos -. E Lorenzo Borrè (legale “storico” degli espulsi pentastellati ndr.) ci darà una mano molto volentieri. Ho fatto il ricorso davanti al collegio dei garanti. Poi, se dovesse venire rifiutato, a quel punto impugnerò l’espulsione davanti al giudice ordinario chiedendo una procedura d’urgenza».

Paragone passa alla carte: e arruola l’avvocato degli espulsi

L’ex conduttore de La Gabbia non ci sta. Anzi, sembra proprio deciso ad andare fino in fondo. Del resto, ritiene, e lo dice,  di «aver fatto quello che dovevo fare». Tanto che forte delle sue convinzioni, aggiunge anche: «E visto che sollevo anche l’incompatibilità della formazione del collegio dei probiviri, voglio il rispetto delle regole fondamentali dei contenziosi. Siccome mi si contesta di avere negato la fiducia al governo, non possono essere membri del governo a giudicarmi. Ho firmato per il rispetto del programma M5S. Il codice etico mette il programma davanti a ogni altra cosa». E sul fatto di averlo disatteso a piè sospinto, Paragone non molla la presa. Anzi… L’ex grillino va oltre e sfida apertamente il capo politico Luigi Di Maio: «Se l’ho sentito in questi giorni? No, è parte in causa. Non è in grado di reggere il confronto con me. Il casino lo ha combinato Di Maio, è lui che ha dato l’ordine di espellermi».

Tutta colpa di Di Maio? Intanto dai vertice tutto tace…

Insomma, mentre lui continua a parlare e a denunciare dissenso sulle scelte operate dal Movimento, compreso quella di estrometterlo, l’establishment tace. Tanto è vero che il senatore dice di non aver avuto contratti nemmeno con Grillo e Davide Casaleggio. E dopo aver sottolineato come, a suo parere, «Davide non c’entri nulla in tutta questa storia». Rincara la dose e rilancia: «Perché non chiediamo agli iscritti cosa pensano della mia espulsione?», domanda retoricamente il parlamentare lombardo. Il quale ritiene che il suo allontanamento dal M5S sia stato un atto arbitrario: «Oggi vale il codice pomiglianese»… Tanto per ribadire come la pensa in merito a una presunta responsabilità di Di Maio sulla vicenda che lo vede coinvolto in prima persona. E con la forza della convinzione di stare nel giusto, e carte alla mano, dunque, Paragone si appella al codice etico del Movimento.

Paragone si appella al codice etico del Movimento

«Dà ragione a me, è lì che vinco. Il codice obbliga gli eletti a rispettare il programma e ad astenersi da qualsivoglia atto che ne impedisca la realizzazione». Per quanto riguarda la fiducia, come noto negata da Paragone al governo, in base al codice etico, ricorda a chi se lo fosse dimenticato, «i parlamentari grillini sono tenuti a votare la fiducia, ogni qualvolta ciò si renda necessario, ai governi presieduti da un presidente del Consiglio dei ministri espressione del Movimento 5 Stelle». E qui Paragone obietta: «Conte non è espressione del M5S. È stato indicato dal Movimento, ma non è espressione del Movimento. Del resto uno che vuole il Tav in Val di Susa non può essere espressione del M5S». Per questo, e per molto altro quindi, al collegio dei garanti pentastellati Paragone chiede «il reintegro». «Se dovessero negarmelo, aggiunge poi eloquentemente, vedrò cosa fare»… E chiosa in un video postato su Youtube e riportato in basso: «Sarete condannati a chiedermi scusa».

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