Ma il marito della senatrice Segre fu missino e almirantiano. Un documento del “Secolo”

sabato 25 gennaio 17:03 - di Giovanni Pasero

Alfredo Belli Paci è stato più che un candidato del Msi. Il marito della senatrice Segre è stato convintamente almirantiano. Almeno così risulta a noi. Alle elezioni politiche del 3 e 4 giugno 1979 l’avvocato Belli Paci figura infatti nel cappello di lista dei candidati del Msi della Circoscrizione Milano-Pavia. In una competizione che, basta andare a guardare i giornali dell’epoca, vedeva il Msi su posizioni di destra radicale. In contrapposizione con gli “scissionisti” di Democrazia nazionale.

Il servizio che documentiamo, si rende necessario dopo le quanto riportato da Il Giornale e La Verità. Con l’intervista al figlio del professionista milanese, che ha confermato la candidatura del padre, seppure sfumandone il significato. Tutto, ovviamente, comprensibile dal punto di vista del figlio. Ma il dato che a noi sembra importante è che quella dell’avvocato Belli Paci è stata una decisione convinta e non frutto di un momentaneo sbandamento.

Il marito della Segre non era un semplice candidato

Ecco la ricostruzione cronologica. A pagina 11 del Secolo d’Italia di giovedì 10 maggio 1979, vengono pubblicati i candidati della IV circoscrizione per la Camera e per il Senato. Alla Camera, il capolista è Franco Servello (storico esponente della destra italiana). Belli Paci è al numero 6, nel cappello di lista. Non proprio un Signor nessuno. Anzi, un candidato di prestigio, di assoluto prestigio per la Fiamma tricolore. È il 1979, siamo nel pieno degli “anni di piombo”. E a Milano, anche solo comprare il Secolo d’Italia all’edicola, è un rischio. Candidarsi, quindi, con il Msi-Dn è una scelta di campo coraggiosa. Né tiepida, né moderata.

Le parole di La Russa alla senatrice a vita

Nei giorni scorsi, Ignazio La Russa aveva lanciato un appello alla senatrice a vita Liliana Segre, per chiederle di non opporsi all’intitolazione di una via a Giorgio Almirante. Un appello che faceva una premessa. “Se la signora Segre lo avesse consciuto, sicuramente avrebbe dato di quell’uomo un giudizio completamente diverso. Purtroppo Almirante è morto e un incontro con la Segre non è possibile. Un incontro tra i due, ne sono certo, avrebbe risolto la questione”. Il marito della signora Segre lo aveva conosciuto. E quindi si era candidato.

Con Alfredo una storia d’amore durata tutta la vita

Nell’intervista rilasciata a Sat 2000, la tv dei Vescovi, la senatrice Segre parlava del marito come di una persona fondamentale nella sua vita. “Liliana Segre attribuisce al marito la sua rinascita dopo l’orrore vissuto ad Auschwitz e lui le restò sempre vicino anche quando decise, compiuti i 60 anni, di diventare una testimone della Shoah”. Liliana e Alfredo si sono conosciuti nel 1948 e, fino alla morte di lui, nel 2007, non si sono mai lasciati.

Commenti

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  • Wolf Murnelstein 26 gennaio 2020

    Ricordiamoci che il MSI si richiamava alla RSI che considerava gli ebrei cittadini stranieri e per la durata della guerra di nazionalità nemica avvallando cosi le retate SS e le deportazioni. Col passare degli anni nel MSI sono prevalsi coloro che consideravano Israele un baluardo dell’Occidente mentre la Sinistra si poneva su posizioni all’unico esempio di socialismo dal volto umano che sia stato realizzato.

  • eliolom 26 gennaio 2020

    il figlio ha voluto minimizzare l’adesione del padre al msi, ma ha dimenticato che in quelle elezioni c’era DN, che l’elettorato missino travolse, e che il padre non prese in nessuna considerazione per una sua candidatura. .

  • SOU 26 gennaio 2020

    Tre i fatti che post 1945 instaurarono dei dubbi sulla costituenda “Repubblica democratica”:
    1) Ferruccio Parri (CNL) primo presidente del Consiglio nel 1946, lascio’ l’incarico (gli succedette De Gasperi), perchè capì che la costituenda Repubblica stava dimenticando tutti gli ideali di libertà. Post 1948 capimmo che del disciolto regime dittatoriale, la costituenda Repubblica non sdegno il “recipiente dittatoriale”, che mantenne in vita per diversi decenni( Cinema e fatti aclatanti di cronaca, ne dettero testimonianza).
    2) Giuseppe Saragat, primo presidente della Costituente nel 1946, il giorno dell’inaugurazione della Costituente, disse all’Assemblea: ” fate che il volto di questa Repubblica, sia un volto umano” . Anche lui si dimise.
    3) Noi viviamo in uno stato Diritto, che legifera per fini a sè stesso. Mentre lo stato democratico di Diritto, legifera per i cittadini. Ecco perchè il ns istituto della Sovranità Popolare non decolla mai.
    Guerrasio-Operatore internaz.le Difesa diritti sociali IT / BR
    soudifesa@libero.it

  • Giuseppe Forconi 26 gennaio 2020

    Forse le pene della vita e i suoi ricordi fanno male, specialmente quelli vissuti in quell’epoca. Ma oggi, perche’ parlare sempre male di persone, non conoscendone i veri motivi per cui costoro lottano, (Salvini-Meloni) ?
    Il tempo avrebbe dovuto lenire quei ricordi, ma guarda caso vengono sempre a galla nei momenti meno opportuni e sempre a favore di chi usa gli altrui dolori come scudo per i propri propositi e per salvarsi le chiappe , (scusate il termine) Zingaretti e company.

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