L’ultimo saluto a Pansa: chiesa gremita a San Casciano. La moglie: «Non si sentiva un maestro, ma un collega»

mercoledì 15 gennaio 12:30 - di Redazione
Pansa

Chiesa gremita e bandiere a mezz’asta per dare l’ultimo saluto a Giampaolo Pansa.  Con la vedova Adele, parenti, amici, autorità locali e anche alcuni colleghi tra cui Maurizio Belpietro, Luca Telese, Marco Damilano e Emilio Giannelli. Tutti si sono stretti per l’ultimo saluto al giornalista. A San Casciano dei Bagni (Siena), dove il giornalista è stato tumulato, sono accorsi anche gli abitanti del piccolo borgo senese dove lo scrittore de Il sangue dei vinti viveva con la moglie.  «Spesso si confidava con me raccontandomi di quando da giovane faceva il chierichetto e serviva la messa», ha detto don Antonio Nutarelli, parroco di San Casciano dei Bagni, durante l’omelia. «In questo momento penso a tutti quelli che hanno goduto della sua presenza benedetta da Dio con il dono eccellente della scrittura e del pensiero», ha sottolineato il parroco. E poi ha ricordato quando Pansa aveva combattuto contro le accuse di revisionismo per avere raccontato la verità sulle foibe e sui crimini commessi dai partigiani.

Funerali di Pansa, il ricordo della moglie

In chiesa tra la folla i sindaci di San Casciano dei Bagni e di casale Monferrato. In entrambi i Comuni è stato proclamato il lutto cittadino. Ci sono anche i confaloni dei due Comuni e della Regione Piemonte. Manca quello della Regione Toscana. La moglie Adele Grisendi ha ringraziato tutti i presenti «amici, parenti, nipoti, i medici che lo hanno curato con tanto affetto e i colleghi presenti». «I colleghi – ha detto la  signora Adele  – lo consideravano un maestro, ma lui non si considerava affatto un maestro. Solo un collega, con grande semplicità»

Parole che si accompagnano al ricordo degli allievi dell’ottantaquattrenne morto a Roma. A cominciare da Aldo Cazzullo che ricorda il “maestro”: «Aveva una capacità di lavoro mostruosa oltre che un’immensa facilità di scrittura». E poi «era un uomo molto coraggioso anche fisicamente. Le Brigate Rosse lo volevano ammazzare, scelsero tra lui e Tobagi e uccisero Tobagi. Conservo un meraviglioso ricordo di lui», ricorda il collega del Corriere, dove Pansa era da poco tornato a scrivere.

Commenti

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  • giovanni pistis 15 gennaio 2020

    R.I.P. uomo che con i tuoi libri ( ne ho tanti ) mi hai appassionato alla lettura , quella ONESTA,combattuta da chi ha vissuto e vive nella negazione della Verità…
    Che il Signore ti accolga il Paradiso:

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