L’indebitamento sta diventando una piaga sociale. Perché per uscirne bisogna prima disporre di …soldi

venerdì 24 gennaio 18:09 - di Andrea Migliavacca
indebitamento

L’indebitamento sta diventando una piaga sociale. L’Italia è un Paese strano, nel quale la faziosità porta a leggere i numeri, apparentemente univoci, a proprio piacimento. Accade ovunque, ma soprattutto in politica. Quello schieramento che ha perso le elezioni sostiene di aver ottenuto risultati oltre le aspettative. A chi ha proposto una legge, per quanto inutile, ove non dannosa, interpreta i dati secondo l’ottica dell’opportunismo, sostenendone la bontà, malgrado i dubbi abbondino sulle certezze.

La crescita degli indebitamenti in Italia

Chi, dunque, legge negli indicatori economici un segno positivo, indossa occhiali sbagliati, o peggio vuole illudere l’interlocutore. Al contrario, coloro che si trovano ad affrontare i problemi della gente hanno una percezione differente. Gli indebitamenti crescono sensibilmente. Non solo o non tanto perché il sistema giudiziario non è adeguatamente celere (e alcuni debitori incalliti imperversano), ma perché l’intera economia vive un momento di stagnazione.

Inapplicabile di fatto la legge salva-suicidi

La legge n. 3 del 2012, soprannominata legge salva-suicidi, è concettualmente una risposta al problema di molte famiglie. Peccato che la sua applicazione pratica risulti assolutamente inadatta. L’ostacolo di chi è strangolato dei debiti è la mancanza di denaro, pur in presenza di un patrimonio (il più delle volte immobiliare) o di un lavoro. Per poter accedere al beneficio previsto dalla legge salva-suicidi, tuttavia, è necessario avere denaro. Per pagare il professionista e l’organismo di composizione della crisi da sovra indebitamento.

La situazione di “sovraindebitamento”, che può dar luogo ad una delle procedure previste dalla legge, è quella particolare condizione in cui si sia venuto a trovare, un soggetto, incolpevolmente. Lo squilibrio perdurante fra uscite (preponderanti) rispetto alle entrate, tale da impedire di adempiere regolarmente, consentirebbe di accedere a quel beneficio. Diversi sono gli strumenti a disposizione dell’indebitato, a seconda della qualità e della condizione in cui si trova. C’è l’accordo del debitore, il piano del consumatore e la liquidazione del patrimonio. Tutti sono finalizzati a ridurre l’entità del debito, sospendere l’incontrollato sviluppo degli interessi, che se moratori rischiano di doppiare la sorte capitale, e congelare eventuali procedure esecutive.

Il legislatore deve intervenire sull’indebitamento

Ottima risposta per chi vuole tornare a vivere (non sopravvivere) e a dormire. Peccato, però che per poter accedere a ciascuna delle elencate misure occorra disporre di una somma, che spesso rappresenta il sostentamento dell’indebitato. I numeri, in questo caso, sono difficilmente interpretabili, perché non offrono la visione d’insieme. La platea indiscriminata di chi vorrebbe approfittarne si arresta ancor prima di versare il contributo di accesso all’Organismo di Composizione della Crisi e per questa ragione permane nella condizione di indebitamento. È questo un caso nel quale il legislatore (accorto) dovrebbe intervenire, con lievi correzioni.

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