La Jena de La Stampa non può permettersi di dire fesserie sulla prescrizione ad Agorà (video)

mercoledì 22 gennaio 11:48 - di Francesco Storace
Storace ad Agorà

Voglio essere certo che Riccardo Barenghi, giornalista de La Stampa dopo la stagione del Mnifesto, troverà il modo di scusarsi in tema di prescrizione. Stamane eravamo assieme ad Agorà su invito di Serena Bortone e, come mi è stato fatto notare da chi ha assistito alla trasmissione, ad un certo punto gli ho ricordato la mia trafila giudiziaria, quei ventitré anni totali di processi in poco più di una decina di anni consecutivi, tutti finiti con l’assoluzione.

Non si possono dire fesserie sulla prescrizione

Il fatto di scrivere ogni giorno una fortunata rubrica firmata Jena non autorizza a dire fesserie in televisione e anche un giornalista serio come lui deve capire che non si possono infangare le persone. Non ho voluto alzare i toni in televisione, ma visto quante persone mi hanno scritto poco dopo è bene chiarire – per l’ennesima volta – che semmai ho rinunciato alla prescrizione, nel caso che mi contrappose al presidente Giorgio Napolitano. Il processo durò la bellezza di nove anni e finì con la mia assoluzione proprio dopo aver rinunciato in aula prescrizione.

Poi, altri sette anni col Laziogate, la bufala che mi costò le dimissioni da ministro e finita con l’assoluzione.

Da Napolitano al Laziogate alla sanità: sempre assolto

E infine, l’inchiesta più amara, quella sulla sanità, che mi portai appresso per sette anni tra tribunale dei ministri e tribunale di Roma, fino ad arrivare al proscioglimento totale il giorno prima delle prescrizione. 

Non bisogna mai generalizzare, vorrei dire a Barenghi. E quel “molti prescritti” sibilato alla fine del mio intervento non è giusto, anzi è vergognoso, se riferito alle mie avventure a palazzo di giustizia. Guai a perdere il senso della misura, soprattutto in queste cose. Un personaggio che ha fatto politica attiva a quei livelli può piacere o meno, ma se nei tribunali si stabilisce che non ha commesso reati per i quali si orchestrarono campagne durissime contro di me, va riconosciuto e basta senza inventarsi nulla.

Da giornalista, qualche botta l’ho presa in materia di diffamazione, anche se varie cause sono in corso. Ma di certo sono gli infortuni del mestiere quando colpisci il bersaglio grosso. In politica nessun reato. E ne sono orgoglioso, altro che prescrizione. A differenza di altri campioni…

 

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