La Cassazione si schiera con Carola Rackete (e con la sinistra): «Non andava arrestata»

venerdì 17 Gennaio 12:31 - di Monica Pucci

Un altro verdetto che sa di “politica”, dopo quello della Consulta di ieri sul referendum leghista. È stato respinto dalla Cassazione il ricorso della Procura di Agrigento contro l’ordinanza che lo scorso 2 luglio ha rimesso in libertà Carola Rackete, la comandante della nave Sea watch3. La nave delle Ong approdata a Lampedusa forzando il blocco.  La donna, a  fine giugno, era entrata nel porto di Lampedusa nonostante il divieto della Guardia di Finanza. La terza sezione penale della Cassazione ha rigettato il ricorso della Procura, dando così ragione alla gip di Agrigento Alessandra Vella, che non aveva convalidato l’arresto. Escludendo il reato di resistenza e violenza a nave da guerra, che era stato contestato a Rackete.

«Non conosciamo ancora le motivazioni ma adesso sappiamo con certezza che avevamo ragione noi. Carola Rackete non andava arrestata», ha detto all’Adnkronos l’avvocato Leonardo Marino, legale della comandante tedesca.

«Vedremo adesso se la Procura di Agrigento darà seguito a questa pronuncia della Cassazione – prosegue – o se andrà avanti su questa sua tesi. Che riteniamo folle. Arrestata perché aveva salvato vite umane». E poi aggiunge: «In quel periodo ricordo una particolare tensione politica. E adesso siamo felici per l’esito di questa vicenda. I giudici della Cassazione hanno dato ragione a noi».

Carola Rackete, simbolo della sinistra “porte aperte”

La Rackete, il 29 giugno dello scorso anno,  a bordo della Sea Watch 3 Carola Rackete non aveva rispettato il divieto di ingresso del governo italiano nel porto di Lampedusa. Il braccio di ferro con Salvini finì con il fermo della capitana, poi “eletta” simbolo della sinistra che apre le porte dei porti a tutti. Il 2 luglio fu rilasciata dal Gip Alessandra Vella.

Nell’ordinanza con cui il gip del Tribunale di Agrigento aveva revocato gli arresti domiciliari ed era venuta meno anche l’esigenza di carcerazione preventiva per l’accusa di resistenza e violenza a nave da guerra (art. 1100 del Codice della navigazione). Resta in piedi l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Reato disciplinato dall’articolo 12 del decreto legislativo n. 286 del 1998 (Testo unico sull’immigrazione), modificato più volte negli ultimi anni, da ultimo con il decreto sicurezza bis – del quale Rackete dovrà rispondere davanti al Tribunale di Agrigento.

 

Commenti

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  • Albert 2020 18 Gennaio 2020

    Una sentenza che vale quanto l’altra famosa – anzi famigerata! – della Cassazione sullo “stupro in jeans” del 1998. 22 anni fa i giudici della Cassazione sentenziarono che una donna non può mai essere violentata se indossa jeans attillati, e per fortuna quella ignobile “sentenza” venne eliminata poco tempo dopo. Ci auguriamo che succeda lo stesso a questa obbrobriosa “sentenza” che in pratica autorizza qualsiasi criminale a speronare le navi militari italiane.

  • maurizio pinna 17 Gennaio 2020

    Le sentenze della Cassazione, per consuetudine, diventano LEGGI, per cui, da oggi, vi sono diverse domande a cui qualcuno dovrebbe dare delle risposte, possibilmente non secondo il modello Giuseppi. Se mi venisse in mente di acquistare un naviglio, imitato magari da altri 100, e iniziassimo un trasporto di persone dall’ Africa all’ Italia naturalmente a pagamento sarebbe lecito? Oppure vale la regola per i comunisti si, ma…… Da oggi , visto che i costi per la gestione sono elevati a che serve la Guardia Costiera? Cosa “guardia”? E poi, lo spazio di confine vale per terra, mare e cielo, per cui visti i costi elevati, da oggi perchè tenere dei piloti pronti al decollo e aerei impegnati? Scommetto che le rosse facce di latta, in qualche salotto radical, troverebbero il modo di fare dei cavillosi distinguo, unicamente basati sulla malafede, la protervia, la violenza e l’ignoranza: come i fondamentali su cui si regge l’esecutivo.