“Il Fatto” sfratta Di Maio. Lui prova a resistere, ma intanto cresce la fronda interna

venerdì 10 gennaio 11:21 - di Redazione
Di Maio

Giallo Luigi Di Maio. Potrebbe abbandonare presto la guida del Movimento 5 stelle.  La resa dei conti nel Movimento  partirebbe proprio con un calcio nello stomaco all’attuale ministro degli Esteri e capo politico del Movimento. Almeno questa è la ricostruzione del  Fatto quotidiano, descritta con dovizia di particolari.  Di Maio potrebbe lasciare la carica di capo politico già prima delle elezioni regionali in Emilia Romagna del 26 gennaio: intorno al 20-21 del mese. Ma anche no. Sulla ricostruzione del quotidiano diretto da Marco Travaglio fiocca la smentita a breve giro di posta. Questa la secca nota inviata alle agenzie direttamente dall’entourage di Di Maio.

“Smentiamo quanto riportato quest’oggi da ‘Il Fatto Quotidiano”. Una narrazione, con tanto di fantomatica data delle dimissioni, che appare decisamente surreale”. Prosegue la nota. “Un retroscena che riporterebbe il pensiero di svariate ‘fonti’ interpellate; che sembrano però fare il tifo per una certa narrazione, quando nel pezzo alle fonti dirette viene riservato mezza riga di smentita”. Così lo staff del capo politico dl M5S, Luigi Di Maio. “Appare anche singolare la scelta di aprire il giornale con questo falso retroscena. Quando lo stesso Di Maio in queste ore è impegnato in importanti dossier di politica estera”. “È un fatto gravissimo, che ci sorprende”.

Vogliono scaricare Di Maio

Il batti e ribatti non fa che far emergere la disarticolazione del movimento. Il malessere profondo che sta portando i grilini all’esplosione. Tra espulsioni, fuoriuscite e ruinoni infuocate. C’è qualcosa di grosso che bolle in pentola e che sembra portare a una scissione inevitabile tra le varie anime del movimento.

“Scaricare” Di Maio sarebbe la volontà prevalente. Il Fatto aveva ricostruito in modo particolareggiato l’imminente addio di Di Maio alla guida del partito. Una tempistica –  leggiamo sul quotidiano – che consentirebbe a Di Maio di non doversi assumere la responsabilità di un’altra eventuale pesante sconfitta in Emilia. Ma rima dell’addio Di Maio vorrebbe dare un nuovo organigramma al partito, per riorganizzare la presenza del M5s sul territorio. Secondo il progetto di Di Maio – leggiamo-  gli iscritti dovrebbero votare un elenco da cui poi sarà lui, ancora capo, a scegliere i nomi finali. Una soluzione contestata però da diversi big del Movimento, spiega il Fatto Quotidiano.

I progetti dell’attuale capo politico sbattono contro il muro dei gruppi parlamentari. Al Senato alcuni eponenti pentastellati hanno presentato un documento durissimo: chiedono “la non sovrapposizione tra incarichi di governo e organizzativi”. In soldoni,  capo politico e ruoli di governo devono essere separati. E Di Maio, secondo le indiscrezioni, potrebbe optare per la Farnesina. Anche la Stampa descrive uno scenario apocalittico. I  senatori in cinque punti hanno messo in stato d’accusa Luigi Di Maio, ma anche il capo politico e il figlio del fondatore, Davide Casaleggio. Avrebbero chiesto a entrambi  farsi da parte, leggiamo sul quotidiano la Stampa.

“Davide Casaleggio, visto come un’entità grigia che, lontano da Roma, esercita un potere enorme ottenuto per via ereditaria. Per questo i senatori chiedono che la proprietà di Rousseau venga sottratto dalle mani di Casaleggio”. E «passi sotto il controllo del Movimento», leggiamo. Perché la piattaforma digitale «che tutti contribuiamo a mantenere – sottolineano i senatori, facendo riferimento ai 300 euro che ogni mese gli eletti M5S devono versare a Rousseau – viene percepita come un corpo estraneo al Movimento stesso».

Commenti

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  • giovanni vuolo 10 gennaio 2020

    Di Maio alla Farnesina è una sciagura epocale. Mai così in basso il prestigio italiano all’estero. Di Maio e Conte, in diplomazia internazionale, sembrano due elefanti che si muovono in un negozio di specchi. Ma forse ce li meritiamo pure, visto che tanti sprovveduti hanno votato il M5S.

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