Conte deve stare zitto su Piersanti Mattarella. E Italia Viva straparla (video)

lunedì 6 gennaio 17:01 - di Francesco Storace

Abbiamo un presidente del Consiglio, Conte, che deve stare zitto nel quarantesimo dell’assassinio di Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia. Abbiamo un partito che ha la faccia tosta di parlare di quel delitto ma non pronuncia una parola sui guai di Cosa Nostra in casa sua. I famosi garantisti a galera alterna.

Le istituzioni hanno commemorato oggi quel democristiano coraggioso. Perché a quel tempo – e probabilmente ancora adesso – non era facile schierarsi contro le cosche. Sopratutto dalla presidenza della regione siciliana.

Il coraggio di Piersanti Mattarella

Anni e decenni di compromessi tra potere politico e criminale: quel presidente voleva spazzarli via e pagò con la vita la sua scelta. E bene ha fatto Nello Musumeci ad ospitare proprio alla regione, in quello che per storia è chiamato Parlamento, l’evento in memoria di Piersanti Mattarella.

C’era anche Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica che porta dentro di sé, da allora, il ricordo di quella barbarie omicida. Si sono associati doverosamente a quel lutto e al ricordo i presidenti della Camere, Casellati e Fico.

Ma lui no. Conte non poteva e non ha potuto dire una parola: perché resta vivo lo sdegno per quella sua frase in Parlamento. “Il congiunto” del Capo dello Stato. Manco il nome sapeva. E fu facile inchiodarlo alla Camera – nel 2018 – per il capogruppo del Pd, Delrio, facendo rimbombare il nome “Piersanti” nell’Aula di Montecitorio, sia pure beccandosi l’accusa di sciacallaggio dai Cinquestelle.

La superficialità del premier su un delitto tanto grave e impresso nella storia della Repubblica avrebbe dovuto renderlo impresentabile sin da allora. Ma un potere raffinato gli ha perdonato persino quella bestemmia. Gliel’ha perdonata Delrio – che lo sostiene – e addirittura Sergio Mattarella, che lo sopporta e supporta.

Conte zitto. Ma straparla Italia Viva

Ha fatto bene oggi a non farsi notare il presidente del Consiglio. A stare zitto, a non fiatare. Sarebbe stato bollato come un fanfarone. Parlano i suoi ministri, lui non apre bocca.
E resta un peccato perché è per sempre una delle quattro cariche dello Stato, e soprattutto quella che è chiamata a governare l’Italia. In che mani siamo…

Ma Conte non è l’unico dei personaggi di cartone in questa vicenda. Ci sono in circolazione ancora quelli che parlano di pista nera per quel crimine: ma ad essere condannati furono i mafiosi e furono assolti quelli che si volevano etichettare a tutti i costi come i killer, a partire da Giusva Fioravanti.

Poi, ci sono i politicanti da strapazzo, gli impiastri. Come il capogruppo dei senatori di Renzi, il siciliano Davide Faraone. Costui e costoro hanno davvero la faccia tosta. Parlano di Piersanti Mattarella, gli dedicano una dichiarazione che sembra un’ode, ma continuano a tacere sulla loro deputata indagata – ora, non quarant’anni fa – per l’assunzione del portaborse mafioso. Niente, si tengono  in casa chi ha addosso accuse pesantissime e si mettono a fare gli antimafia della domenica.

Già, sono garantisti. E magari decideranno di non esserlo nel processo da intentare all’ex ministro dell’Interno, Salvini, per aver difeso il confine d’Italia. Ecco, presidente Mattarella, perché siamo tanto arrabbiati. Usano anche il sangue di suo fratello, quello che Conte non sa neppure come si chiama.

E’ una questione di decoro, e di morale, imporre a questa brutta gente di smetterla.

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