29 marzo, 400 parlamentari in meno. Un motivo in più per andare a votare, altro che Quirinale…

venerdì 31 gennaio 6:00 - di Francesco Storace

Lo sapete che dal 29 marzo in poi il popolo individuerà i parlamentari alla stregua di mille anime morte? Il referendum sulla riforma della rappresentanza diventerà l’arma boomerang soprattutto per quei Cinquestelle così attaccati alla poltrona da non volerla mollare anche in caso di liquefazione del MoVimento.

Ma se si taglia la rappresentanza del popolo, le conseguenze sono inevitabili, come ha fatto notare anche Giulio Tremonti nei giorni scorsi su La Verità. “Onorevole, lei non mi rappresenta più”, diranno gli elettori se 1000 deputati e senatori si azzarderanno a pensare di poter eleggere addirittura il nuovo presidente della Repubblica. Il popolo stabilirà che devono essere 600, approvando la riforma.

Il successore di Mattarella non lo stabilisca un Crimi qualunque

Questo è un argomento su cui nessuno può azzardarsi a scherzare. Non può essere un Crimi qualunque – a capo dei suoi trecento deputati e senatori – a fare da king maker per l’elezione del successore di Mattarella. Se avrà un successore…

Già, Mattarella. A lui è stata risparmiata l’onta della delegittimazione. Fu eletto dal Parlamento del Porcellum, cancellato dalla Consulta come incostituzionale. Ora che intenzioni ci sono, di dare altri sette anni ad un presidente della Repubblica portato al Quirinale da un corpo elettorale assolutamente diverso per modalità e persino per numeri elettorali?

Se gli oltre sessanta senatori che hanno sottoscritto alla richiesta di referendum se ne fossero astenuti, oggi si discuterebbe di altro. La norma che riduce i parlamentari sarebbe già in vigore e si sarebbe guadagnato tempo sulla discussione che va fatta. E per questo va espresso un apprezzamento particolare a Fratelli d’Italia, unica forza politica a non aver mai cambiato posizione sull’argomento e a non aver sottoscritto neppure con un solo suo esponente il referendum.

Comunque, il tema nuovo dal 29 marzo c’è tutto. E non solo perché sarebbe il popolo a dire che gli onorevoli sono troppi. Se resta in piedi la legislatura, finisce anche la favola del risparmio tanto sbandierato proprio dai Cinquestelle, se ne parla dal 2023 per quanto ridicole siano le utilità per le casse dello Stato. Ma c’è soprattutto il tema dell’elezione, nel 2022, del presidente della Repubblica. Nessuno si sogni di farlo eleggere – o rieleggere… – da mille deputati e senatori. Questo sì che sarebbe uno scandalo. Immoralità pure.

Parlamentari senza consenso? Non decidano nel nostro nome

Tanto più che i sondaggi – oltre che i dati elettorali dei partiti, visto che c’è chi adombra il ritorno al proporzionale – li leggono tutti. Con l’attuale numero di parlamentari, una forza come Fdi avrebbe almeno 120 tra deputati e senatori dagli attuali 50. Con la riduzione, più di 70. E il capo dello Stato lo dovrebbero invece determinare quei grillini che si stanno volatilizzando nelle urne e nei sondaggi? Ma non ci pensate per niente.

Dal 29 marzo in poi si possono mettere in campo due sole strade, se si vuole fare cose serie: o elezioni anticipate per via di un Parlamento delegittimato dal popolo; oppure approvare la norma proposta proprio da Fdi a prima firma Meloni sull’elezione diretta del Presidente della Repubblica. È stata calendarizzata nel programma dei lavori d’aula su proposta del capogruppo Lollobrigida.

Morale: se proprio quei mille si vogliono tenere la poltrona, lascino almeno decidere agli Italiani quella più importante della Nazione. Non si permettano altrimenti  di farlo loro nel nostro nome.

E’ una questione di decenza, è igiene politica.

Commenti

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  • Maurizio Podio 31 gennaio 2020

    Sono fortemente contrario alla riduzione del numero dei parlamentari perché rappresenterebbe una grave perdita di democrazia nel nostro Paese.
    L’inganno viene spinto dalla chimera di un in realtà INESISTENTE risparmio economico, fortemente vanificato dall’assunzione di un maggior numero di burocrati molto più costosi.
    In caso di referendum mi esprimerò contro la riduzione dei Parlamentari.

  • Giovanni Acquaviva 31 gennaio 2020

    Non ho capito… Come dobbiamo votare? Sì al taglio dei parlamentari, oppure no? Personalmente mi regolerò così: guardo cosa vota il pd e io voto il contrario. Del resto non mi frega una cippa. Sull”elezione diretta del presidente della repubblica, temo sia una guerra persa in partenza: non ce lo lasceranno mai fare e la “corte” (qui in Romagna detta anche “aia” cioè lo spazio dove stanno gli animali da cortile) boccerà sempre qualsiasi proposta di referendum in tal senso.

  • Daniela Enrico 31 gennaio 2020

    Mattarella è un globalista e non ci permetterà di andare al voto finché potrà. Come facciamo a far cadere questo governo di infami. Ci vorrebbe uno scandalo con i fiocchi!!! Finché rimangono fanno solo danni. Dobbiamo votare e avere qualcuno al governo che ci porti fuori dall’euro e dall’UE. Gli inglesi voleranno una volta usciti dal gulag europeo. ITALEXIT!!!

  • Sandro Cecconi 31 gennaio 2020

    La mia preferenza va all’elezione diretta del Presidente della Repubblica. Inoltre preferirei anche l’elezione diretta del Presidente del Consiglio che a mio avviso, non sono un esperto, potrebbe favorire una scelta oculata dei partiti per quanto riguarda il personale politico e quello tecnico lasciando fuori le braccia rubate alla pastorizia, all’agricoltura e all’edilizia con tutto il rispetto verso i veri addetti a questi tre settori importantissimi e vitali per il nostro Paese.

  • eddie.adofol 31 gennaio 2020

    L’importante che ci date delle direttive x come votare il 29 Marzo e, comunque se ci sono mille parlamentari o settecento l’importante che ci sia un presidente non di parte come gli ultimi 5/6 che sono stati il cancro della democrazia- PRIMA GLI ITALIANI VERACI poi tutti i traditori e anti italiani-

  • Emanuela Parisi 31 gennaio 2020

    Perché loro hanno dimostrato di sapere cosa sia la decenza? Oramai parole come decenza, dignità, onore, onestà non saprebbero trovarle neanche sul vocabolario

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