Vent’anni di crack delle banche sono costati ai cittadini 45 miliardi di euro

venerdì 27 dicembre 16:39 - di Redazione

I crack delle banche e quelli  finanziari degli ultimi anni, tra fallimenti e liquidazioni che si sono succeduti nel nostro paese e all’estero, hanno trascinato nel baratro oltre 1,3 milioni di risparmiatori italiani. I quali hanno visto andare in fumo complessivamente più di 45,4 miliardi di euro investiti in azioni, obbligazioni e titoli vari. Con una perdita media di 34.427 euro a risparmiatore. Lo afferma il Codacons, che con il caso di Banca popolare di Bari aggiorna i conti dei principali default registrati a partire dall’anno 2000. Default che hanno coinvolto le tasche degli italiani, cancellando i risparmi investiti.

I tanti fallimenti delle banche

Si parte con i casi Bipop-Carire, Argentina e Cirio che tra il 2001 e il 2002 hanno coinvolto complessivamente più di 500mila risparmiatori italiani. Passando per gli scandali Parmalat (2003, 110mila investitori) e Lehman Brothers (2008, 100mila investitori), fino ad arrivare ai più recenti Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza (2016, oltre 206mila investitori coinvolti).
Banca Popolare di Bari ha bruciato fino ad oggi 1,5 miliardi di euro di risparmio dei 70mila soci attraverso l’azzeramento del valore delle azioni. E al momento non si conosce il destino dei 213 milioni di euro investiti dai piccoli risparmiatori in obbligazioni della banca. Il conto totale per la collettività è abnorme. Dal 2001 ad oggi più di 45,4 miliardi di euro di risparmi sono letteralmente andati in fumo. E solo una minima parte di tali investimenti è stata poi recuperata dai piccoli risparmiatori. Con gravi responsabilità anche di Bankitalia.

L’Abi non è preoccupata per i crediti deteriorati

“Anche in caso di una perdurante debolezza del ciclo economico non si interromperà il trend di riduzione della
rischiosità degli attivi delle banche operanti in Italia”. Così Giovanni Sabatini, direttore generale del’Abi, nel commentare l’Outlook elaborato assieme a Cerved sul tasso di deterioramento dei crediti delle imprese nel 2019 e nel biennio 2020-2021. “La stabilizzazione del flusso di nuovi crediti deteriorati sui livelli pre-crisi favorirà anzi un’ulteriore contrazione dell’Npl ratio. Che ci attendiamo convergere in breve tempo sui target fissati dalle Autorità di vigilanza. Si tratta di un risultato che premia gli sforzi compiuti dal settore negli ultimi anni e ne conferma la solidità complessiva”.

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