Sport a Roma, la Capitale fanalino di coda d’Italia: ecco come il Campidoglio paralizza gli impianti

martedì 17 dicembre 11:36 - di Alessandro Cochi
Stadio Flaminio
Lo sport a Roma. O meglio, la situazione attuale dello sport romano, deve fare i conti con criticità. E gaffes… Occorre distinguere, infatti, tra patrimonio impiantistico e organizzazione di eventi. Per questi ultimi non vi è dubbio che si stia assistendo a un periodo di discreta vivacità. Arrivata, però, dopo la brutta figura per le buche al Giro d’Italia 2018. La querelle sulla maratona di Roma. La perdita del derby del trotto alle Capannelle. Nonché la scellerata, e ideologica, scelta della Giunta di non sostenere la candidatura olimpica di Roma 2024.

La situazione attuale dello sport romano: criticità e prospettive

Dunque, se il tema è lo sport a Roma, va detto che la capitale è il fanalino di cosa del Belpaese. Infatti, mentre Napoli ha fatto gli impianti tramite le Universiadi. E Milano ha preso le Olimpiadi invernali del 2024 subito dopo Expo 2015, nella Capitale nulla si affaccia all’orizzonte. Ora l’Amministrazione Raggi vuole far passare per suoi quei grandi eventi presenti da decenni sul territorio e frutto della collaborazione tra Coni, Federazioni Sportive e movimento dello sport di base romano. Pensiamo con interesse alla Ryder Cup 2022. Agli Europei di nuoto dello stesso anno. A quelli di atletica del 2024. Ma va studiata una ricaduta sullo sport di base, in quei municipi con cui l’amministrazione centrale interagisce poco o nulla. Va considerato allora, come e perché, da associazioni e società sportive arrivano in continuazione lamentele per la mancanza di impianti sportivi adeguati. Ma quale è lo stato degli impianti sportivi pubblici?

Un nuovo regolamento ha paralizzato l’adeguamento degli impianti

Qui siamo davvero alle comiche. L’amministrazione grillina è arrivata in Campidoglio al grido di «abbattiamo ogni tipo di privilegi». «Togliamo gli impianti ai vecchi concessionari. Aumentiamo i canoni. Ebbene, in tre anni e mezzo hanno emanato un nuovo regolamento che ha paralizzato l’adeguamento degli impianti. Sono decine le concessioni che nel frattempo sono scadute. Con i concessionari che vivono uno stato di profonda incertezza. È stato pubblicato un bando e non si hanno notizie di ulteriori! Basterà alla fine del mandato fare un bilancio degli impianti aperti e chiusi e del numero di manifestazioni realizzate. Troppe le competizioni sospese per scarsa sensibilità. Magari per non aver affrontato in una conferenza dei servizi problematiche che si sarebbero potute superare. Salvaguardando un mondo sportivo fatto di giovani, anziani, donne, bambini e atleti paralimpici.

Urge una rinegoziazione con i concessionari morosi e non

Non solo. Tutto va incrociato e declinato al delicato tema di eventuali morosità e mutui non pagati dai concessionari per i quali il Comune è esposto per milioni di euro. Ovviamente non ho dati precisi e aggiornati. Ma so con certezza che la situazione è profondamente peggiorata dal 2013. Non solo i concessionari morosi sono ancora al loro posto. Ma ve ne sono di nuovi. Nessuna soluzione è stata adottata. Credo che sia corretto tentare di salvare posti di lavoro e esperienze progettuali in difficoltà. È necessario procedere a una rinegoziazione dei mutui, ma con precisi paletti per gli inadempienti e la possibilità per i concessionari virtuosi di accedere anch’essi a forme di rinegoziazione.

Lo stadio Flaminio: tanti progetti, ma mai un vero e proprio bando

E non è ancora tutto. Desta impressione lo stato in cui versano due grandi impianti storici lo stadio Flaminio e il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano dell’ingegner Nervi. Lo stesso Campo Testaccio. Che fare? Rispetto al Flaminio, per esempio, nel 2012, dopo che la Federugby e il Coni ci comunicarono la volontà di non investire nella sua ristrutturazione. E dopo la rinuncia del governo Monti a sostenere la candidatura olimpica di Roma 2020 (a cui probabilmente la Raggi si è ispirata per quelle del 2024), il Comune commissionò uno studio di fattibilità per un possibile diverso utilizzo sportivo dello stadio. Ma a quanto mi risulta sia l’amministrazione Marino, che quella Raggi, non lo hanno preso in considerazione. Si parla sempre di far presentare progetti, ma di bandi veri e propri neanche l’ombra. Di conseguenza appare effimero ogni discorso sugli stadi di proprietà di Roma e Lazio. Il primo in alto mare dopo decine di incontri, conferenze servizi, progetti e delibere cambiate nel tempo. E l’altro al momento mai presentato ufficialmente.

E il Palazzetto dello Sport di viale Tiziano?

Sul Palazzetto dello Sport di viale Tiziano, invece, dobbiamo dire che anche quell’impianto era inserito nel Piano Olimpico Roma 2020. Nel 2012 inserimmo con Comune in bilancio oltre 2 milioni di euro per un intervento, poi de-finanziato da Marino. Quello che trovo assurdo è chiudere un impianto fondamentale per la vita sportiva della città senza nemmeno avere in mano un progetto di riqualificazione. Il risultato è un impianto chiuso da anni e le società di alcune discipline sportive – tra cui le squadre romane di basket di A2 e A1 costrette a emigrare addirittura fuori Roma – o a pagare affitti molto salati. Roma anche per questo non è più Caput Sport. Per concludere vorrei ricordare che per un Sei Nazioni di rugby, in una giornata di neve, a Roma si giocò e a Parigi no. Sembra passato un secolo. Era solo il 2012…

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