Reddito di cittadinanza: la Gdf scova 4 furbetti a Viterbo

venerdì 13 dicembre 18:08 - di Penelope Corrado

Controlli sul lavoro nero e scoperti quattro casi di percettori di reddito di cittadinanza che non ne avevano diritto. È il bilancio degli accertamenti svolti dalla guardia di finanza del comando provinciale di Viterbo. Le Fiamme gialle, nel corso degli ultimi mesi, hanno ulteriormente intensificato l’attività di contrasto ai fenomeni di economia sommersa.

Nel 2019, fa sapere la Guardia di Finanza, questo controllo si è rilevato particolarmente utile anche per scoprire casi di indebita percezione di reddito di cittadinanza. È sulla veridicità dei dati autodichiarati dai richiedenti che si sono concentrati i controlli dei finanzieri, vale a dire su quelle informazioni che non emergono dalle verifiche automatiche del sistema, ma che possono essere scoperte solo attraverso l’azione di servizio sul territorio e grazie all’incrocio delle notizie contenute nelle diverse banche dati in uso al Corpo.

Gli accessi effettuati per i controlli sul lavoro nero hanno quindi permesso di acquisire informazioni sui percettori di reddito di cittadinanza, verificando in quattro accessi che tale beneficio non era dovuto. Specifiche segnalazioni sono state inviate alla sede Inps per la decadenza del beneficio e la successiva attività di recupero delle somme di denaro indebitamente percepite.

Il reddito di cittadinanza è un beneficio economico riconosciuto ai nuclei familiari con particolari requisiti. Di residenza, soggiorno, reddituali e patrimoniali. Si ottiene presentando all’Inps o ai Caf un’apposita domanda, con una dichiarazione sostitutiva unica dell’interessato sulla posizione patrimoniale e reddituale dell’intero nucleo familiare.

Dall’Inps via libera al reddito di cittadinanza agli immigrati

Nei giorni scorsi è arrivato il via libera dell’Inps al reddito di cittadinanza per gli extracomunitari che ne hanno diritto e che finora avevano visto la richiesta bloccata per mancanza di documentazione aggiuntiva.
Ai cittadini stranieri extra Ue era richiesta infatti non solo l’attestazione ISEE (come a europei e italiani). Ma anche una certificazione spesso impossibile da reperire rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero. Una certificazione tradotta in lingua italiana e legalizzata dall’autorità consolare italiana. Il tutto per attestare la situazione reddituale e patrimoniale all’estero nonché la composizione del nucleo familiare.

 

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