Pensioni, è ora di separare la previdenza dall’assistenza. I pensionati non sono un bancomat

lunedì 16 dicembre 16:24 - di Giancarlo Cremonini (*)
pensioni

Le pensioni sono in Italia un argomento sempre scottante e attuale. Anche per via del fatto che i nostri governi hanno la perniciosa tendenza a cambiare molto
frequentemente la normativa in materia. Le pensioni, a far data dalla famigerata riforma Fornero del 2011, sono in regime contributivo. In altri termini un cittadino che andrà in pensione nei prossimi anni incasserà un assegno che sarà strettamente commisurato al numero di anni che ha lavorato e all’ammontare dei contributi versati all’Inps. È, per dirla in parole povere, un salvadanaio virtuale che il cittadino inizia a riempire nel momento in cui inizia a lavorare e che rompe all’atto del collocamento in quiescenza. In passato, invece, le pensioni avevano carattere retributivo e venivano calcolate non sulla base dei contributi versati ma sulla media degli ultimi cinque o dieci anni di stipendio percepito.

Pensioni, chi ha versato poco prende poco

In futuro, pertanto, nessuno potrà più lamentarsi del suo assegno pensionistico perche ciò dipenderà unicamente dalla scarsezza dei contributi versati nel corso della vita lavorativa. Molti italiani credono che la pensione sia una specie di vitalizio che si percepisce per il mero fatto di aver raggiunto l’età pensionabile. Non è così. Chi ha versato poco prende poco e chi ha versato tanto prende tanto. Molti si lamentano che con la pensione non ce la fanno a vivere e ad arrivare a fine mese e chiedono di avere una pensione più alta. Questo è un approccio errato e fuorviante al problema. La pensione, infatti, ha carattere previdenziale e non assistenziale. Se un cittadino è in stato di indigenza dovrebbe intervenire l’assistenza sociale con un assegno di povertà o una integrazione del reddito. Ma non la previdenza perché altrimenti si va a snaturare la natura del sistema pensionistico trasformando la pensione in un assegno di povertà.

L’assistenza dovrebbe essere separata dalla previdenza

In tutti i Paesi occidentali l’assistenza è separata dalla previdenza. In Italia, purtroppo, l’Inps è divenuta una sorta di Leviatano mostruoso, con il risultato che le somme che i lavoratori versano per le loro pensioni servano poi altrove. Per pagare cassa integrazione e ammortizzatori sociali vari che nulla hanno a che vedere con la previdenza. Un altro punto dolente cda sottolineare e di stigmatizzare è la tendenza dei governi a considerare le pensioni degli Italiani come una specie di Bancomat cui attingere. Magari per fini di consenso politico o di cassa con norme aventi spesso carattere retroattivo. La non retro attività delle norme è un caposaldo del sistema giuridico ed un baluardo di civiltà fin dai tempi degli antichi Romani. Tale principio vige in tutti i Paesi del mondo fatte salve forse la Cina e la Corea del Nord. Permettere l’introduzione di norme retroattive significa gettare alle ortiche duemila anni di diritto, giurisprudenza e dottrina e lasciare il cittadino totalmente indifeso di fronte alla prepotenza dei governi. I quali potranno in tal modo andare ad intaccare i loro diritti acquisiti. Pertanto sarebbe opportuno che i politici chiarissero una volta per tutte che le norme giuridiche valgono solo per il futuro e non per il passato.

L’Inps si occupi di previdenza e di pensioni

Sarebbe anche auspicabile che l’Inps si occupasse solo di previdenza e di pensioni. E che lasciasse la funzione di assistenza sociale a un organismo diverso con fondi e bilancio distinti. In modo che i contributi pensionistici versati dai lavoratori non servano per scopi diversi che nulla hanno a che vedere con la loro natura. Non si può pretendere, infatti, che siano i soli pensionati a dover pagare istituti come la Cassa Integrazione. Questa dovrebbe, invece, essere a carico della fiscalità generale. Se così non sarà, i giovani che entrano nel mondo del lavoro oggi non soltanto dovranno attendersi pensioni molto basse. Ma addirittura rischieranno di non avere alcuna pensione.

(*) Responsabile pensionati per Fratelli d’Italia dei rapporti con gli Ufficiali delle Forze Armate

Commenti

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  • Vincenzo De Rosa 17 dicembre 2019

    Articolo lucido e chiaro che contribuisce a diradare la nebbia che avvolge certe problematiche

  • Laura Prosperini 16 dicembre 2019

    Una Civiltà si riconosce anche da come cura i suoi anziani/saggi
    non ci interessa molto fare i ragionieri (per quello bastano la assicurazioni privati a meno che…non sia questo l’intento…)
    Consideriamo poi che i pensionati possono essere una risorsa econo mica specialmente per alcuni settori (farmacia/sanità) dove l’Italia è in ottima posizione e potrebbe migliorare ancora.
    Per cui, oltre a dispensare la loro saggezza (vita vissuta) i pensionati, solo se trattati bene e non da ragionieri, potrebbero essere un punto di forza nel nostra economia, nel nostro mercato interno, quindi coraggio FDI distinguiamoci dal pensiero unico (austerity ed ordo liberismo) e tracciamo una nuova strada (che poi tanto nuova non è e ci appartiene…) potremmo essere un esempio da seguire per le altre Nazioni quando questa gabbia chiamata comunità euro-pea si frantumerà…

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