Lara Comi si difende: «Mai commesso alcun reato». E i legali chiedono la scarcerazione

martedì 3 dicembre 14:57 - di Redazione

Davanti al tribunale del Riesame di Milano “abbiamo spiegato che non ha commesso i fatti che le sono state contestati”. «Speriamo che in questa sede vengano accolte le nostre istanze». Così Gian Piero Biancolella, difensore di Lara Comi, interviene al termine dell’udienza durata circa due ore. Al termine, è arrivata la richiesta di revoca della misura cautelare. L’ex europarlamentare  di Forza Italia è finita ai domiciliari lo scorso 14 novembre nel secondo filone dell’inchiesta milanese ribattezzata ‘Mensa dei poveri’ su presunte tangenti e finanziamenti illeciti. Indagine che lo scorso 7 maggio aveva già portato a 43 misure cautelari.

La Comi, presente nell’udienza svoltasi a porte chiuse, ha rilasciato alcune dichiarazioni con cui ha respinto le accuse. La difesa aveva chiesto un confronto diretto con gli accusatori dell’ex europarlamentare. «Perché abbiamo evidenziato una serie di anomalie e falsità». «Ma i pm hanno ritenuto di non farlo. Speriamo che il tribunale in questa sede ritenga queste dichiarazioni. Su esse si fonda la misura cautelare, oggettivamente non attendibili. Abbiamo speranza che la nostra istanza venga accolte». A chi gli chiede come vive in questi giorni la sua assistita, il difensore replica: «Lara è più preoccupata per la salute dei suoi genitori. Intanto spera vivamente di tornare presto in libertà». I giudici del Riesame si sono riservati sulla decisione.

Tre le misure cautelari, di cui una in carcere, per la seconda fase dell’inchiesta ‘Mensa dei poveri’. Le accuse per gli indagati sono, a vario titolo, di corruzione, finanziamento illecito e truffa. In manette anche Giuseppe Zingale, dirigente di Afol ora in carcere e l’ad di Tigros Paolo Orrigoni, ai domiciliari. “Nonostante la giovane età – sostiene il gip di Milano – Lara Comi ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel far ricorso ai diversi collaudati schemi criminosi. Volti a fornire una parvenza legale al pagamento di tangenti, alla sottrazione fraudolenta di risorse pubbliche, all’incameramento di finanziamenti illeciti”. Il tutto, secondo il gip, “attraverso la retrodatazione di quota parte degli esborsi erogati per lo svolgimento di consulenze”. «Ciò attraverso l’ingiustificato aumento di emolumenti di cui chiede il rimborso all’ente di appartenenza. Ma anche attraverso la predisposizione di consulenze fittizie attraverso la cui remunerazione mascherare l’ottenimento di finanziamenti illeciti».

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