La manovra economica manda in tilt la maggioranza: vertice fallito

giovedì 5 dicembre 20:31 - di Alberto Mariani
manovra

Sulla manovra economica ormai la sceneggiata è davvero insopportabile. Nemmeno due ore di vertice in serata sono riuscite a sciogliere i nodi di una maggioranza di governo sempre più lacerata tra i vari partiti colpiti da ansia da prestazione.

Non c’è infatti l’accordo nella maggioranza sugli emendamenti ai documenti di bilancio all’esame del Parlamento. La riunione tenuta a Palazzo Chigi, a quanto si apprende da più fonti, è stata aggiornata: ci si rivedrà domani.

Una manovra affidata all’inconcludenza

In pratica, sono sempre più inconcludenti. Oggi a far barcollare il governo Conte era stata Italia Viva con i suoi emendamenti contro le tasse sulla plastica e sullo zucchero. L’iniziativa aveva suscitato reazioni irate nel resto della maggioranza con i parlamentari di Renzi che se ne erano andati dalla riunione di maggioranza. Salvo poi rientrare dopo una mezzoretta, avendo “ottenuto” la convocazione di un vertice per le 17.

Ma la riunione non ha registrato passi in avanti, se si è stati costretti a riconvocarne una nuova per domani. Ogni singola riunione ormai è preceduta e  seguita da un’infinità di consultazioni prima e dopo all’interno di gruppi e partiti. In pratica non si fa mai giorno, facendo crescere sempre più la sfiducia dei cittadini sulle possibilità che il governo possa rimettersi in carreggiata.

La maggioranza balla ma il popolo non si diverte

Una manovra economica piena di tasse alla vigilia di quello che sembra ormai prossimo, ovvero l’appuntamento anticipato con le elezioni politiche, sta provocando ansia nella maggioranza e ciascuno alza la propria asticella.

La coalizione non ha più senso di esistere, non ha alcuna possibilità di andare avanti. Del resto non c’è solo la manovra economica ad ostacolare il percorso di Conte. Solo per restare alle liti più recenti – e ancora in corso – i nodi delicatissimo legati al fondo SalvaStati e quello in materia di prescrizione dei processi.

La maggioranza balla, ma il popolo non si diverte.

Commenti

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  • maurizio pinna 6 dicembre 2019

    Da principio , nel 1946, vi fu il Movimento dell’Uomo qualunque, una sorta di partito molto simile alle sardine: nessun riferimento ai Partiti risorti dopo il ventennio, le solite utopie del tipo tutto è di tutti e prima i più deboli, ecc.,. Poi il 68 con una quantità industriale di movimenti TUTTI RIVOLUZIONARI, sfociati dopo il terrorismo nell’ ecologia e nel buonismo radical, come se la natura si curasse con gli slogan e le buone intenzioni e i problemi endemici africani, frutto soprattutto di una colonizzazione e decolonizzazione sciagurata, si risolvessero con la Legge Fisica dei vasi comunicanti. Per finire il movimento giustizialista, una sorta di post rivoluzione francese alla fase del TERRORE: chi non ottempera, giusto o sbagliato che sia va a “morte” certa. In questo caos politico sociale sussiste un Governo delle contraddizioni, che a sua volta segue e persegue alcune delle predette utopie, nato in nome di un programma ambizioso e altamente costruttivo: annientare la destra ed assicurarsi l’elezione di un Capo di Stato compiacente. Su tutto e tutti un EU tanto opportunista che ci considera come se fossimo nel dicembre del 1943: la zecca a Berlino, l’ euro come moneta d’occupazione e la politica estera azzerata. In un contesto del genere nasce un movimento di “buoni e puri”, del “qui lo dico e qui lo nego” che risolve tutto non facendo niente e cantando una canzone ipocrita perché non ha mai rappresentato nessuno se non un gruppo di compagni reggini dell’ Emilia, che la cantarono in un concorso di giovani comunisti, a Praga, nel 1947.

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