Il Viminale dà ragione a Giletti. Sciolto per mafia il Comune di Mezzojuso (video)

venerdì 13 dicembre 14:07 - di Penelope Corrado

“Noi abbiamo acceso i fari su questa vicenda, non abbiamo abbandonato tre donne che erano sole. Sono contento, vuol dire che quello che abbiamo intuito aveva basi molto profonde”.  Così Massimo Giletti sullo scioglimento per mafia del Comune di Mezzojuso (Palermo).

La lite di Giletti col sindaco di Mezzojuso

Salvatore Giardina, il sindaco del Comune palermitano,  lo scorso maggio, in diretta a Non è l’Arena, aveva dato del “farabutto” a Giletti finendo quasi alle mani con il conduttore della trasmissione de La7. Il tutto proprio nella piazza della cittadina siciliana, dove si era svolta la diretta. La vicenda è nata dalla denuncia di tre sorelle, che spesso ospiti di Giletti avevano denunciato il clima mafioso della cittadina. In particolare, le intimidazioni di chi cercava di obbligarle a vendere terreni di loro proprietà. Dietro le motivazioni tecniche di quel caso in apparenza privato, c’era lo spettro della mafia. Come ha spiegato spesso Giletti, era chiaro “invece un malessere strutturale, non solo l’invasione delle vacche, cosa già di per sé grave. Un mondo inquietante, fatto di omertà e paura” .

Il Comune palermitano sciolto per mafia

Ieri, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Luciana Lamorgese, ha dato di fatto ragione al conduttore di Non è l’arena. «A seguito di accertati condizionamenti  –  si legge nelle movitazioni-  da parte delle locali organizzazioni criminali, a norma dell’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, ha deliberato lo scioglimento per diciotto mesi del Consiglio comunale di Mezzojuso, in provincia di Palermo, e il contestuale affidamento dell’amministrazione dell’ente a una Commissione di gestione straordinaria». Una vittoria della tv come vero servizio di utilità sociale. Mentre il sindaco Giardina annuncia ricorso, di tutt’altro tenore il commento delle tre sorelle siciliane che hanno inesscato il caso.

L’avvocato delle sorelle Napoli: “Ora vanno protette”

“Prendo atto della decisione del consiglio dei ministri – afferma l’avvocato Giorgio Bisagna che assiste le sorelle Napoli – che ha rilevato il contesto sociale in cui sono maturati i ripetuti episodi criminosi a danno delle mie assistitile e al contempo esprimo la mia forte preoccupazione in quanto tali episodi criminosi continuano a ripetersi e auspico che a questo punto vengano adottare misure incisive per la protezione delle mie clienti”.

 

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