Il sardine Day alla prova della piazza. Bella Ciao, antifascismo e l’incubo di CasaPound

sabato 14 dicembre 12:32 - di Redazione
sardine

È il giorno della piazza delle sardine. Per ora l’unica certezza è il meteo. Le truppe anti-sovraniste hanno scampato l’allerta maltempo che ieri ha bloccato la Capitale con l’ordinanza della sindaca Raggi.

Le sardine in piazza tra appelli e paure

Per il resto la prova muscolare dei pescetti, colonna sonora Bella Ciao, che hanno scelto piazza San Giovanni è piena di incertezze. A partire dalla partecipazione. Quanti saranno? A poche ore dallo start si moltiplicano gli appelli. Come quello accorato di Massimiliano Smeriglio, eurodeputato eletto nel Pd, un passato militante nei centri sociali più violenti di Roma. Obiettivo: recintare il Sardine day ai compagni di provata fede antifascista. «Oggi sarò in piazza con le sardine in difesa dei valori della democrazia e dei principi costituzionali. A cominciare dall’antifascismo.  Ascoltare queste persone piene di passione e di idee è  essenziale per contrastare l’onda sovranista». Il timore dell’ultima ora è di trovarsi in piazza presenze sgradite. Cresce l’incubo di CasaPound, dopo l’apertura del leader delle sardine romane al movimento delle tartarughe, che ha accettato l’invito al dialogo e potrebbe rovinare la festa.

Niente palco, lo spontaneismo non lo prevede

Riuscirà il movimento sedicente “spontaneo” nato a Bologna a portare a San Giovanni 100mila persone?  «Sappiamo che tanti verranno, anche da altre città, ma questo è un movimento spontaneo, non lo sapremo fino all’ultimo, fino a quando non ci conteremo in piazza», mette le mani avanti Stephen Ogongo, leader romano del movimento. L’ingenua sardina processata sui social per aver aperto alla partecipazione di CasaPound. «Per me, almeno al momento, chiunque vuol scendere in piazza è il benvenuto. Che sia di sinistra, di Forza Italia o di Casapound. Ai paletti penseremo dopo», aveva detto prima di essere smentito pubblicamente dai quattro fondatori del movimento.

Ci sarà un palco? «No, abbiamo deciso di non montare un palco. Ci sarà un tir, con il logo delle Sardine». Neppure la scaletta degli interventi è decisa. La retorica dello spontaneismo e del microfono aperto alla base non la prevede. Troppo rischioso. «Ci saranno pochissimi interventi perché le piazza delle Sardine sono piazze delle persone, piazze in cui ciascuno è libero di esprimersi. Ci saranno delle letture dal tir-palco», prosegue Ogongo.

Bella Ciao e la Costituzione antifascista

Generiche letture? Ovviamente no, la stella polare è la Costituzione antifascista. «Li c’è scritto tutto: l’antifascismo, l’antirazzismo, il rispetto della dignità della persona umana», incalza il leader romano che dice di commuoversi alla lettura della Carta costituzionale. Spontaneismo, tolleranza, democrazia? Non sembrerebbe. La colonna sonora non lascia dubbi. «Sarà Bella Ciao. È una festa si balla e si canta e ognuno può intonare la canzone che vuole». Ma per le Tartarughe non c’è spazio. Contrordine, compagni. «Non credo che verranno. Non credo che un fascista vada a una manifestazione antifascista dove si canta Bella Ciao… E comunque da parte mia non c’è stato nessuno invito a Casapound, piuttosto una sfida a riconoscere i valori della nostra manifestazione». Messo in riga dai capi, Ogongo smentisce se stesso. L’ordine è stato chiaro: «Le piazze delle sardine si sono fin da subito dichiarate antifasciste e intendono rimanerlo. Nessuna apertura a Casapound, né a Forza Nuova. Né ora né mai», si legge sul comunicato ufficiale. Peccato che Simone Di Stefano abbia accettato l’invito al confronto spiazzando i pescetti. «Noi ci andremo, non andremo ovviamente in corteo, andremo alla spicciolata e vedremo cosa dice questa piazza», ha detto il leader di CasaPound.

Commenti

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  • maurizio pinna 14 dicembre 2019

    Dopo un mese dalla sua apparizione, dai personaggi che ne fanno parte, si può tranquillamente affermare che è un coacervo di TUTTA la sinistra , compresi i reduci degli anni di piombo, i presbiteri guerriglieri e gli energumeni delle foreste tropicali, naturalmente applaudito dalle solite TV rosse e dai radical. Un vero mucchio selvaggio.

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