CasaPound accetta l’invito in piazza con le sardine. E i pescetti impazziscono: «Con voi mai. Siamo antifascisti»

martedì 10 dicembre 15:45 - di Eugenio Battisti
CasaPound

Perché no? CasaPound è pronta a scendere in piazza con le sardine. Per confrontarsi. Senza cantare Bella Ciao, ovviamente. Ad aprire il caso è stato il leader romano del movimento antisovranista, Stephen Ogongo. Intervistato dal Fatto quotidiano apre (ingenuamente?) all’organizzazione di destra. «Per ora è ammesso chiunque. Pure uno di CasaPound va benissimo. Basta che in piazza scenda come una Sardina».

CasaPound accetta l’invito delle Sardine

Immediata la risposta di Simone Di Stefano che non si sottrae al confronto né alla piazza. E smaschera le sardine. «L’apertura del leader delle Sardine di Roma stupisce. Ma va nella direzione del dialogo. E noi da sempre ci confrontiamo con tutti», risponde il leader di CasaPound. «Al momento le Sardine mi sembrano un contenitore vuoto. E manovrato dalla sinistra. Ma noi siamo pronti ad andare in piazza, senza bandiere. Come abbiamo fatto per la manifestazione con Salvini Berlusconi Meloni. E porteremo le nostre idee».

Ma sia chiaro – aggiunge – «Bella Ciao non la cantiamo. Noi possiamo portare le nostre idee su ius soli ma anche su casa e lavoro. Che dovrebbero essere temi cari alla sinistra. Magari qualcuna delle nostre idee può interessare alle Sardine…».

«Con i fascisti mai. O noi o loro»

Parole che spiazzano le sardine, costrette a gettare la maschera. «Siamo partigiani e antifascisti», rispondono. E immediato scatta il processo della rete alla sardina che osa dialogare con i “fasci”. Sui social si scatenano. E si arrabbiano. I più accomodanti parlano di ingenuità. Altri minacciano la diserzione da San Giovanni.

«Se troverò un fascista in piazza San Giovanni,  avrà la fortuna di sentire il nostro “affetto”». È uno dei commenti sulla pagina Facebook del gruppo Sardine Roma. «Cioè i compagni non vanno bene ma siamo inclusivi con i fascisti? Bisognerebbe fare più attenzione».

La polemica monta. E i quattro fondatori del movimento nato a Bologna sono costretti a uscire allo scoperto. E a  tranquillizzare tutti sull’ispirazione politica del movimento. «Le piazze delle sardine si sono da subito dichiarate antifasciste. E intendono rimanerlo. Nessuna apertura a CasaPound, né a Forza Nuova. Né ora né mai». È il comunicato sulla pagina Fb di 6000 Sardine firmato dai 4 fondatori.

Sul web si scatena il processo

La maschera è calata. La demonizzazione dell’avversario è più forte delle dichiarazioni di intenti. Delle chiacchiere sulla piazza spontanea. L’afflato generazionale. L’assenza di regia politica. Senza la retorica resistenziale e antifascista le sardine restano a bocca asciutta. Niente tartarughe a piazza San Giovanni. Scorrendo la pagina, è un continuo di commenti indignati.

«CasaPound non è benvenuta, punto». «Non credo si possa accettare la presenza di CasaPound. A me questa cosa fa venire i brividi». E ancora: «Con questa ambiguità su CasaPound ci suicidiamo prima di iniziare a camminare!». Poi la chicca: « Siamo partigiani. Che vuol dire di parte. Volete chiarire con forza, per favore?». Così Andrea, Giulia, Mattia e Roberto sono costretti a rincarare la dose. «Stephen Ogongo ha commesso un’ingenuità.. Le sardine sono antifasciste. Le sardine continueranno a riempire le piazze. Si decida da che parte stare. Noi lo abbiamo già fatto».

Appena nati e già divisi? Se lo domanda Di Stefano. «Mi pare assurdo che un movimento già inizi con i diktat di leader e poi questi leader chi li ha nominati? Sono stati eletti democraticamente da un consesso di sardine?».  CasaPound non intende rinunciare. «Mi pare che nulla osti alla nostra partecipazione, saremo invisibili, senza bandiere. Tanti dei nostri saranno là, noi andiamo dove ci pare, come abbiamo sempre fatto, per portare le nostre idee. Non è che quattro persone decidono per un movimento che vuole essere di popolo, spontaneo e libero».

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