Fazio: il mio stipendio è regolare. Il renziano Anzaldi all’attacco: farebbe meglio a tacere

martedì 10 dicembre 14:41 - di Redazione
Fazio

Fabio Fazio farebbe meglio a tacere sul suo contratto milionario in Rai. L’attacco viene dal renziano Michele Anzaldi,  membro della Vigilanza. Nel mirino il tweet trionfante del conduttore di Che tempo che fa. Il cinguettìo arriva dopo la notizia dell’archiviazione da parte della Corte dei Conti dell’inchiesta per verificare l‘eventuale danno erariale dovuto allo stipendio.

Caso Fazio, Italia Viva va all’attacco

«Dopo un linciaggio durato anni», scrive Fazio, «questo è l’ovvio finale. #ctcf ha un costo puntata inferiore del 50% della media dei programmi di intrattenimento Rai». Nel frattempo – prosegue il giornalista – Che tempo che fa è su Raidue. Il mio contratto è stato rivisto. E il danno di immagine subito è ormai subito». Nel tweet viene anche postata la foto dell’articolo del Messaggero che dà la notizia. Per i magistrati contabili, dunque, i 2.240.000 milioni per la conduzione e la produzione di Che tempo che fa sono un compenso regolare. E Fazio può giocare a fare la vittima di una “persecuzione”.

Anzaldi: in certi casi il silenzio è d’oro

«In certi casi il silenzio è d’oro. E lo sarebbe stato per lui e per i giudici», scrive su Facebook Anzaldi. Che con un esposto aveva sollevato l’anomalia del mega contratto milionario di Fazio. «Fu giudicato anomalo e non conforme dall’Anac, l’Autorità anticorruzione, di Cantone (Delibera n. 173 del 21/02/2018)». Attacca il deputato di Italia Viva. «L’Anac trasmise l’indagine alla Corte dei Conti. E chiese la verifica della magistratura contabile. Vedremo cosa scrive su questo la Corte dei Conti nella sua sentenza. Che ad oggi nessuno ha ancora letto».

Anzaldi ricorda che a giugno 2017 la Rai approvò un taglio del 10% a tutti i compensi degli artisti. Ma a Fazio fu garantito un aumento del 50%. Con tanto di appalto alla sua nuova società. Che al momento della decisione del Cda ancora non esisteva. Tutto regolare? Per l’Anac no. Per la Corte dei Conti, invece, sì? Lo vadano a dire ai tanti sindaci che spesso sono stati sottoposti a multe ed estenuanti controlli per errori da pochi euro».

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