Cronista del Secolo nel mirino. Ma che cosa si sono messi in testa i magistrati di Bologna?

mercoledì 4 dicembre 6:00 - di Francesco Storace

Vostro onore, risponda adesso alle nostre domande pubbliche, perché neppure la magistratura di Bologna può usare il potere di intimidazione, soprattutto nei confronti della stampa, a partire dal Secolo d’Italia. Non sarà certamente il suo caso, dottor Michele Leoni (nella foto). Ma neanche il presidente della Corte di Assise che giudica su un nuovo filone del processo per la strage di Bologna può assimilare ad un reato la domanda di un giornalista. In sostanza, che cosa vi siete messi in testa, magistrati di Bologna (e vostri colleghi di Ancona, competenti per quel che riguarda i giudici emiliani)?

Un nostro collega, Silvio Leoni, da anni segue decine di inchieste su fatti rilevanti di cronaca, inclusa quella giudiziaria. Ed indubbiamente tutto quello che è seguito all’orrenda strage alla stazione del 1980 è per noi motivo di interesse. Perché vogliamo che si anteponga la ricerca della verità a quella dei colpevoli qualunque.

Un colloquio garbato trasformato in reato per il cronista del Secolo

Silvio Leoni ha telefonato a quel magistrato, con cui è solamente omonimo. Ci ha raccontato il colloquio, assolutamente garbato, incluso il cortese rifiuto del presidente Leoni a rilasciare dichiarazioni sul processo.

Commenti

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  • lamberto lari 4 dicembre 2019

    Il vero pericolo per la democrazia non sono né i sovranisti tantomeno i populisti…..ma questi magistrati che si comportano come schegge impazzite! del resto sono i controllori e i controllati in contemporanea. Questa è l’assurdità che causa non solo questo tipo di aberrazioni ma anche la deriva verso la dittatura.

  • Luigi 4 dicembre 2019

    Non vorrei sbagliare ma recentemente, nella strage di Bologna, dopo oltre 20 anni, è stato scoperto “cadavere” in più, ossia quello di una nota terrorista rossa che, SEMBRA, avesse lei una valiggetta con l’esplosivo. Che questo abbia scompaginato i piani di qualcuno?

  • Giuseppe Tolu 4 dicembre 2019

    Piena solidarietà al giornalista. Al magistrato di Bologna? No comment!!! Forse è meglio per lui, e soprattutto per me!

  • rino 4 dicembre 2019

    Nella Bologna delle triglie (sardine rosse) i magistrati non possono che avere le toghe rosse e sono obbligati a perseguire il giornalista di un giornale “fascista” in quato non di sinistra.
    Se mai si avrà un governo di destra, che non sia litigioso e inconcludente come quelli di Berlusconi, dovrà urgentemente, cambiare le leggi per limitare l’ingerenza della magistratura in politica e realizzare la separazione delle carriere dei magistrati, prevista in costituzione.

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