Colosimo (FdI): «L’aiuto concreto ai malati arriva privilegiando il caregiver familiare»

domenica 29 dicembre 17:54 - di Redazione
Colosimo

«Le novità annunciate dall’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, sull’assistenza domiciliare che ci erano state anticipate in risposta ad un nostro question time sono indubbiamente importanti. Ma purtroppo, come spesso accade alla giunta regionale, non risolvono il nodo della questione». Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia del Lazio, Chiara Colosimo commenta le novità  sull’assistenza domiciliare. Solo a Roma l’assistenza sanitaria domiciliare interessa 24mila pazienti. Proprio oggi l’assessore ha annunciato che «a partire dal prossimo 1 gennaio partirà una vera e propria rivoluzione nell’Assistenza Domiciliare Integrata della Regione Lazio. Investiamo 20 milioni di euro con l’obiettivo di raddoppiare la presa in carico dei pazienti over 65 anni». Critica Chiara Colosimo.  «A nostro avviso – dice – la vera rivoluzione sull’assistenza domiciliare si avrà solamente quando si affronterà la spinosa questione sulle cooperative o multinazionali. Che ad oggi offrono questo tipo di servizio per conto delle Asl».

Colosimo: «I malati assistiti da infermieri precari»

Per la Colosimo «la situazione attuale infatti vede malati gravissimi assistiti da infermieri precari, che lavorano per queste società o cooperative. E giustamente alla prima occasione utile cercano di stabilizzarsi. Lasciando di fatto i loro assistiti e le loro famiglie al loro destino. Cioè a dover ricominciare da capo con una nuova assistenza e tutto quello che ne consegue. Ecco perché riteniamo che l’unico provvedimento utile e urgente sarebbe quello di privilegiare, attraverso anche una legge regionale, alla quale Fratelli d’Italia sta lavorando, la figura del caregiver familiare».

«No a cooperative internazionali»

«La nostra idea – spiega Chiara Colosimo – nata dall’ascolto di famiglie ed infermieri è che gli infermieri vadano assunti dalle Asl di riferimento delle famiglie. In modo diretto ed indeterminato e concordato con chi riceve l’assistenza. Tutto ciò per mettere i professionisti nelle condizioni di svolgere al meglio il loro lavoro e dall’altro lato non sottoporre i pazienti ad un continuo cambio. Insomma il tema è no a cooperative e multinazionali, chi fa assistenza domiciliare non è un figlio di un Dio minore. Anzi nella maggior parte dei casi ha pazienti più fragili e complicati che hanno diritto al meglio».

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