Violante: «Il Pd non ancora chiuso i conti con il comunismo. Non ha rotto col passato»

martedì 12 Novembre 13:18 - di Mia Fenice
Intervista a Luciano Violante sul Pd

«Il Pd non ha ancora chiuso i conti  con il comunismo». L’ex presidente della Camera, Luciano Violante intervistato dal Giornale quando è caduto il muro di Berlino era iscritto al Pci e trent’anni dopo quell’evento che ha cambiato le sorti dell’Europa spiega che quell’«intreccio profondo che c’era stato col blocco sovietico, a quell’epoca si era esaurito da un pezzo. Penso con il senno del dopo, che il Pci avrebbe dovuto cogliere l’occasione per fare un’operazione di rottura col passato, che era nelle cose. Noi eravamo già un partito socialdemocratico. Non lo fece allora e non l’ha ancora fatto. Penso che l’attuale mancanza di strategia dipenda dal fatto che non si sono ancora fatti i conti con quel che si è stati. Anche il fatto che siano stati cambiati tanti nomi è un segno di incertezza sulla identità».

Violante: «Renzi? Partito di centro»

Renzi? «Pensa legittimamente a un partito democratico di centro, del tutto diverso dal Pd». Poi fa un’analisi sulle ripercussioni che ebbe la caduta del Muro su tutti i partiti italiani. «Io – ricorda Violante –  avevo rapporti  di intensa frequentazione con Francesco Cossiga e da tempo aveva avvertito, in conversazioni private, che l’Urss sarebbe crollata. Diceva anche che il suo partito non aveva capito che i primi a crollare subito dopo sarebbero stati loro».

Le conseguenze in Italia dopo la Caduta del Muro

Violante osserva che oltre a Cossiga  «un altro uomo di grande intelligenza politica è sempre stato Rino Formica. Ma credo che nessun partito avesse compreso la complessità degli eventi che hanno investito l’Italia, che passava da accudito speciale degli Stati Uniti, come Paese di frontiera tra Est e ovest, con il Partito comunista più grande d’Occidente, a una situazione in cui questo interesse non c’era più.  Paradossalmente chi capì nel modo più rapido che quell’ordine non c’era più  fu la mafia, che uccise Salvo Lima e Ignazio Salvo, che erano i garanti politico e finanziario di un certo sistema. E alzò il tiro su Giovanni Falcone e Paolo Borsellino».

Commenti

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  • Albert 2019 12 Novembre 2019

    E’ evidente che in Italia la sinistra non ha MAI rotto con la mentalità marxista. Per loro un imprenditore – anche un piccolo artigiano o lavoratore autonomo – è per definizione uno “sfruttatore” o quanto meno un evasore fiscale, e lo Stato per loro è sacro, anche quando ruba i bambini come a Bibbiano. E’ la mentalità di piddini, grillini, leu, verdi, ecc. Fino a che resteranno così saranno solo i rottami della Storia.