Tra una settimana con Zingaretti torna il PCI dalle macerie del Pd

domenica 24 febbraio 12:16 - di Francesco Storace

Bandiera Rossa. L’Internazionale. E chissà che altro ci toccherà tornare a sentire per far finire il baccano interno alla sinistra. In effetti il frastuono tiene svegli i vicini: Renzi contro Zingaretti e Zingaretti contro Renzi; Ascani sotto braccio a Giachetti contro Zingaretti; Calenda contro Renzi; Richetti contro Martina; Martina contro se stesso (notano su Twitter); Marattin a sganascioni contro tutti; Morani a caccia del cervello. C’e bisogno di ordine: Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer…

Teniamoci forte che da domenica prossima dalle macerie del Partito democratico risorgerà l’antico partito comunista italiano, con il taciturno compagno Zingaretti alla guida della nuova anche se ammaccata Armata Rossa. A fargli da scendiletto quelli di Leu – che in fondo lo hanno già aiutato nelle elezioni regionali – e sullo sfondo, con occhi commossi Michele Emiliano e laggiù, dietro il portone, Massimo D’Alema. E Bersani. E la Boldrini. E chissà quanti spaventapasseri.

Il paradosso Zingaretti è che imbarca proprio tutto. Non solo la vecchia ditta, ma pure compagni dicci’ di provata genuflessione: Gentiloni e Franceschini su tutti. Dicono di voler fare un partito nuovo, ma la sensazione è quella della vecchia ferraglia. Età media 55 anni,minimo 3 legislature,tutti ex qualcosa nel PD.L’unica cosa che li unisce è odiare Renzi. Che ci fai, Nicola? Risponderà dal 4 marzo, a meno che le domande (comode) non gliele ponga qualche zelante cronista di Repubblica, come stamane.

Dal 4 marzo sarà Piazza Grande – come chiama la sua campagna congressuale – ma non per tutti, perché Zingaretti sa già chi tenere ai margini per spingerlo fuori dandogli la colpa della scissione, ovviamente.  Piazza grande per fare piazza pulita e tabula rasa dei renziani mentre finge di difendere babbo e mamma Renzi dalla lapidazione mediatica. Anche qui con la tipica ambiguità di chi però non spende una parola sugli inquirenti. Non si sa mai. Del resto, Nicola è stato l’unico dei tre candidati assente a Torino per la presentazione-show del libro di Renzi.

Piazza Grande e di corsa alla ricerca delle elezioni anticipate. Chi se ne frega della regione Lazio, farà come Veltroni che da sindaco mollò la Capitale dopo essere stato rieletto per puntare su palazzo Chigi. Lui, il governatore, si accontenterà di piazzare se stesso e i fedelissimi in Parlamento. Repulisti dei nemici interni. E Pisana svuotata.

Nei prossimi anni ci toccherà ascoltare la recita del profondo pensiero zingarettiano. Mentre sfoglierà la margherita sui Cinque stelle – li prendo, non li prendo, me vonno, nun me vonno – la litania riguarderà i sovranisti, dipinti a tinte fosche come  gli autentici  nemici della sovranità. Sì, Zingaretti sarà capace anche di questo, anche perché finge di credere alla sovranità europea e che cosa vogliono questi lestofanti. Se abbiamo svenduto la Patria all’Europa è perché i padri politici di Nicola l’hanno ridotta così male che neanche lui crede più che l’Italia possa  camminare da sola con le sue gambe. 

Aspettando Calenda intanto si tiene il PCI.

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