Vespa ironizza sulla salute del Conte bis: «È come mia zia Giovanna. Sta male, ma non muore»

sabato 2 novembre 18:03 - di Redazione
Vespa

Nascere per caso, sopravvivere per disperazione. Sembra l’identikit del più sfigato tra gli uomini. Invece è quello del Conte bis, tracciato da Bruno Vespa nel consueto editoriale del sabato sul Quotidiano nazionale. Il conduttore di Porta a Porta, si sa, è sempre persona informata dei fatti. C’è davvero da credergli, dunque, quando assicura che l’attuale esecutivo giallo-rosso «è nato per un equivoco». Eppure, erano a dirsi e ancor più a credersi, proprio in questa sua debolezza originaria risiede il mistero della sua sopravvivenza. Già, il Conte-bis è un vero enigma capace di sfidare le leggi della logica. «Assomiglia alla mia povera zia Giovanna», ironizza Vespa. Che cosa vuol dire? Semplice: sta male, anzi malissimo. Ma miracolosamente sopravvive. O perlomeno, non è ancora morto.

Vespa: «Zingaretti non immaginava Renzi con il M5s»

Sarebbe stata una grande incomprensione a dare la vita all’attuale governo. «Il Pd – ricorda Vespa – era convinto che Renzi non volesse allearsi con i 5 Stelle. Lui però non era pronto per le elezioni e ha preso in contropiede Zingaretti che aveva già le liste in testa. Si aggiunga l’abilità di Conte nel cambiarsi d’abito con una velocità degna del miglior Fregoli ed ecco fatto». Ma questo attiene alla genesi dell’esecutivo giallo-rosso. L’altro mistero (poco glorioso) riguarda la sua sopravvivenza oltre le leggi della politica.

«Di Maio nostalgico di Salvini»

Il problema, nota sarcastico Vespa, è che «Renzi ha voluto il presepe, ma qualunque statuina vi aggiunga Conte il presepe non gli piace». E quel che è peggio è che il presepe «non piace nemmeno a Di Maio. A lui piaceva molto di più il presepe di Salvini, al quale non perdona di averlo piantato in asso. La sconfitta in Umbria, se ha consentito a Renzi di smarcarsi dalla maggioranza che ha creato, ma dalla quale si sente estraneo, ha aperto nel M5S una crisi di identità e di legittimazione». La scommessa è ora capire fino a quando potrà durare l’insostenibile leggerezza del Conte bis.

 

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