Travaglio sentenzia la condanna definitiva di Di Maio: «Con lui i 5s si sono sparati nei piedi»

venerdì 22 Novembre 11:59 - di Redazione
Travaglio

Durissimo l’attacco di Marco Travaglio a Luigi Di Maio. Una condanna politica piena, messa nero su bianco nell’editoriale del Fatto Quotidiano. Già l’inizio è zeppo di amara ironia. «Di Maio ammette ciò che tutti vedono: il M5S è in un momento di difficoltà», E bolla questa frase con un secco: «pietoso eufemismo».

«E Buffagni», continua, «evoca la possibile estinzione del Movimento». Già la scelta di ricorrere alla piattaforma Rousseau per il voto in Emilia e Calabria è un sintomo della crisi. «Quand’era vivo Gianroberto Casaleggio, era lui insieme all’ allora capo politico Beppe Grillo ad assumersi la responsabilità», scrive Travaglio.  «Di Maio è talmente debole che affida la decisione agli iscritti». Questo nonostante «tutti i volti più noti del M5S concordavano sull’idea di saltare un giro nelle due regioni». E fa i nomi di Fico, Di Battista, Taverna, Bugani, Patuanelli, Fraccaro e Bonafede.

«Consultare la base è sempre un’ottima cosa», puntualizza il direttore del Fatto Quotidiano. «Ma c’è modo e modo di farlo. Qui l’annuncio è arrivato a sorpresa l’altroieri e non è stato minimamente preparato». Nessuno ha spiegato agli iscritti «i motivi di quell’opzione». E cioè la carenza di candidati nuovi, la necessità di una profonda (ri)organizzazione non solo al vertice ma anche alla base, sui territori.

Travaglio e i “quattro gatti”

E ancora, la priorità – almeno in Emilia Romagna – «di non danneggiare inutilmente Stefano Bonaccini». Perché ora «le liste vanno presentate: e con quali candidati, visto che sul territorio i militanti senza cariche sono quattro gatti». E nessun leader «s’è ancora affacciato per fare scouting e campagna elettorale, mentre Salvini e in parte il Pd sono in giro da un pezzo?».

Alla fine «gli iscritti si sono ritrovati a votare al buio e, com’era prevedibile, ha prevalso il patriottismo di partito». In questo modo «i 5Stelle si sono sparati un’altra volta nei piedi, come da copione. Un caso di suicidio assistito».

La linea Di Maio «è stata platealmente sconfessata dalla base. E, anche se era quella di tutto il vertice M5S , a uscirne vieppiù indebolito sarà solo lui».

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