Resistenza, un’altra voce fuori dal coro. Mieli: «Ecco al verità sui partigiani comunisti»

martedì 26 Novembre 12:51 - di Redazione
Mieli

Dall’agiografia alla storiografia. Meglio, dall’esaltazione faziosa della Resistenza alla sua rivisitazione “senza tabù”. L’invito a guardare senza lenti deformanti uno dei periodi più controversi e  cruenti della nostra pur tormentata vicenda nazionale arriva  dall’ex-direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli. Indubbiamente un atto di coraggio intellettuale. A distanza di oltre settant’anni la Resistenza resta infatti ancora una sorta di zona franca, off limits per l’approfondimento e l’indagine storiografica. Lo ha imparato a sue spese Giampaolo Pansa, ripetutamente insultato dal cosiddetto “popolo della sinistra”. La sua colpa? Aver sollevato il velo di reticenza sulle violenze partigiane negli anni 1944-46. Prima di lui, in verità, e in tempi ben più bastardi, lo aveva fatto Giorgio Pisanò, giornalista e senatore missino. Speriamo vada meglio a Marcello Flores e Mimmo Franzinelli, autori della Storia della Resistenza.

Mieli elogia la Storia della Resistenza di Flores e Franzinelli

È il libro che Mieli invita a leggere senza pregiudizi. Di più: l’ex-direttore del Corsera ripercorre l’ultima fase della guerra civile seguita all’armistizio dell’8 settembre del ’43. Prima dell’aprile 1945, spiega Mieli, la Resistenza era stata caratterizzata da «conflitti interni generati da tentativi scissionisti per ribaltare gli assetti direttivi di un gruppo partigiano». Ma anche da «passaggi contrastati dall’una all’altra formazione, oltreché rivalità tra bande operanti nella stessa zona». Sarebbero proprio questi, sottolinea ancora Mieli, gli  aspetti «ignorati o sottovalutati» dalla storiografia ufficiale, spesso trasformatasi in agiografia. Storie di regolamenti di conti e brutale realpolitik rimaste nell’ombra. La ragione per Mieli è semplice: «Il timore di prestare il fianco ai denigratori della Resistenza». Ma, aggiunge, «è stato un grande errori. Gli italiani sarebbero stati in grado di capire».

I precedenti di Pisanò e Pansa

Da qui la necessità si svelare i passaggi cruciali del «biennio della guerra civile», un periodo reso «monco e poco credibile agli occhi dei posteri» dalla retorica degli storiografi di parte che ne hanno cantato solo le gesta eroiche. E così spazio a tradimenti, processi sommari, accuse di spionaggio, fango puro nei confronti di questo o quel partigiano “scomodo”, come nel caso di Dante Facio Castellucci. Pagine truci, come scontri a fuoco scatenati dai comunisti «che intendevano mantenere una supremazia numerica e politica su ogni altra forza», secondo la testimonianza di un militare di rango britannico. Non per caso, l’epicentro di tante violenze è l’Emilia-Romagna, cuore dei partigiani rossi, che non esitarono a venire a patti strategici con i nazisti per eliminare i partigiani «rivali».

Commenti

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  • Pierangela 29 Novembre 2019

    Parecchi anni fa un mio parente monsignore che a quei tempi era cappellano militare,parlando di questo periodo mi disse di non credere a questo incensamento, a questa visione univoca (pur senza negare il merito) e che le ombre erano molto più scure di quanto si potesse pensare. Non mi ha dato molte delucidazioni, solo qualche accenno alla tragedia delle Fosse Ardeatine, ma la cultura e la storiografia è sempre stata a senso unico, ma sarebbe bello e sano avere una visione completa!

  • mario 28 Novembre 2019

    mai creduto al “partigiano puro e duro” ed avrei da raccontare storie avute da mio padre….

  • Carlo Cervini 28 Novembre 2019

    I partigiani comunisti combattevano per far diventare l’Italia da subito la 21^ Repubblica Socialista Sovietica al servizio di Stalin o Tito…………….poi non essendoci riusciti hanno continuato ad amazzare con la volante rossa fino al 1947. Brava gente, sopratutto grandi Patrioti. A Venezia, dove aspettavano i Titini, fermati al Tagliamento, fecero le barricate sul ponte della Libertà per impedire la liberazione dei Neozelandesi…………. si spararono e poi ovviamente i 22 caduti furono addebitati ai nazifascisti che scappavano verso il Brennero e avevano abbandonato la zona da almeno 10 giorni.

  • Roberto Archi 27 Novembre 2019

    Forse è il caso di omaggiare a tutti una copia di COMPAGNO MITRA di Gianfranco Stella, edizione Full Print – Ravenna 2018

  • daniele pellerito 27 Novembre 2019

    finalmente un articolo super partis e con cognizione pacata e sincera un Giornalista serio e non un giornalaio .

  • Lorenzo 27 Novembre 2019

    I GIONANI CHE VENGANO A CANTARE BELLA CCIAO E’ EVIDENTE CHE QUESTI VOGLIONO LA GUERA, PERCHE’ BELLA CIAO E’ NATA CON LA GUERRA LA RESISTENZA E’ NATA CONLA GUERRA. IO NON CAPISCO PERCHE’ A DISTANZA DI SETTANTANNI ESISTA ANCORA L’AMPI CHE E’ RETTA SOLO DA GIOVANI NON SANNO COSA VUOL DIRE RESISTENZA, PERCIO’ QUESTE ESEBIZIONI NON SONO . CHE DEI FAZIOSI DETTATI.. POSSO DIRE QUESTO PERCHE’ VENGO DAL FASCISMO, PERCIO’ HO SUBITO TUTTA LA SECONDA GUERRA MONDIALE E SOTTO I BOMBARDAMENTI CON I TEDESCHI PRIMA E GLI AMERICANI DOPO.

  • sergio 27 Novembre 2019

    Prima o poi la verità si farà strada…a piccoli passi,un po’ alla volta…e tutto il castello di menzogne cadrà !!…”Che il vostro parlare sia sì..sì..no..no..!!”…parola di nostro signore Gesù Cristo…!!

  • Corrado 27 Novembre 2019

    Vivo in Emilia, non ho visto e vissuto la “lotta” di liberazione ma ho letto ed ascoltato molte persone che la hanno subita e posso dire che il potere comunista è stato instaurato dalle “baionette” dei partigiani è proseguito con il ricatto economico delle cooperative rosse, chi non votava pc moriva di fame. Ora che le cooperative sono fallite
    arriverà la liberazione, quella vera.

  • Serafino 27 Novembre 2019

    o.k.finalmente anche altri autorevoli personaggi parlano della resistenza in modo giusto
    e veritiero, eliminando le fantasiose ricostruzioni del periodo fatte da personaggi legati a doppio filo col partito comunista italiano.

  • Adelino 27 Novembre 2019

    Grazie a Giampaolo Pansa molti italiani hanno conosciuto i lati nascosti e i misfatti di alcune bande partigiane. Dopo settant’anni è ora di riscrivere la storia della guerra civile, è un dovere morale di una vera Repubblica.

  • Cristina Bellotti 27 Novembre 2019

    L’eccidio di S. Anna, compiuto dalle mie parti e tanto enfatizzato dalla sinistra, e’uno dei piu’eclatanti esempi del comportamento abituale dei partigiani che attaccavano i nazisti e poi fuggivano, lasciando inerme la popolazione a subire le conseguenze.

  • 27 Novembre 2019

    Purtroppo non siamo né un Popolo né una Nazione grazie alle vestali della resistenza che hanno fatto in modo di coprire tutto il marcio di quel movimento. W L’ITALIA LIBERA !!!!??????

  • Mario 26 Novembre 2019

    E’ tempo di riscrivere alcune pagine della storia recente sia per la Venezia Giulia e l’Istria sia per l’Italia settentrionale dove sacerdoti,seminaristi,sindacalisti cattolici furono uccisi senza ragioni ma solo per furore ideologico.