Presidenzialismo “de facto” e Repubblica Parlamentare: una dicotomia tutta italiana

martedì 5 novembre 12:11 - di Stefano Romano

Riceviamo da Stefano Romano e volentieri pubblichiamo un articolo sul presidenzialismo:

Caro direttore,

E’ di questi giorni l’iniziativa lanciata da Fratelli d’Italia per l’elezione diretta del Presidente della Repubblica.
E’ indubbio che la figura del Capo dello Stato ha assunto negli ultimi anni un ruolo preminente nella vita politica italiana. In più di un’occasione, in contesti politicamente complessi, l’intervento del Presidente della Repubblica, in molti casi ai limiti dei poteri concessi dalla Carta Costituzionale, ha segnato in bene o in male il destino del governo di turno.
La fragilità e volubilità della politica italiana, le alleanze variabili e i continui cambi di fronte hanno contribuito all’affermazione di una politica sempre più liquida e priva di contenuti.

In questo contesto il peso politico del Capo dello Stato è andato via via crescendo assumendo un ruolo chiave nella politica del nostro paese tanto da ipotizzare un mutamento istituzionale verso un equilibrio nell’ottica del Presidenzialismo.
L’affermazione di questa nuova realtà richiede di pari passo un diverso approccio all’elezione della carica istituzionale garante della Costituzione e rappresentante dell’Unità Nazionale.
Colui che è chiamato a dirimere le controversie tra Governo e Parlamento e presiede al controllo della corretta applicazione delle regole del gioco non può più essere espressione di una sola forza politica o una ristretta schiera di partiti che decidono il candidato di turno nelle stanze del potere.
E’ necessario che la figura del Capo dello Stato abbia una legittimazione politica più ampia e diretta dal corpo elettorale senza alcuna forma di intermediazione.
Ma può questa cambiamento risolvere i mali che pervadono la politica italiana?

La vita politica degli ultimi anni è stata caratterizzata da continue instabilità e fibrillazioni che hanno leso la credibilità del nostro paese e, sul piano economico, compromesso l’affidabilità finanziaria con conseguente riduzione degli investimenti esteri.
Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 hanno poi lasciato un quadro al limite dell’inverosimile. Una legge elettorale creata ad hoc dal partito di governo unita a una sapiente designazione dei collegi elettorali ha consegnato l’Italia a un’alleanza di comodo con il finale che ben conosciamo.

Anche la natura stessa delle nostre istituzioni è stata mutata dalla continua azione deleteria dei partiti con un Parlamento chiamato a legiferare solo sui temi dettati dall’agenda di governo alterandone la funzione così come concepita dai padri costituenti.

Per quanto l’iniziativa dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica rappresenti sì un primo passo verso una nuova fase della nostra rappresentanza istituzionale il vero cambiamento richiede un riforma più netta della Costituzione.
Solo il superamento dell’attuale assetto istituzionale a favore di una Repubblica Presidenziale, nell’ambito di una ridefinizione dei poteri tra Governo e Parlamento, sarà in grado di superare la precarietà politica che pervade il nostro tempo.

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