Omicidio Cerciello, la verità in un’intercettazione: Finnegar sapeva di avere di fronte un carabiniere

19 Nov 2019 12:17 - di Martino Della Costa
omicidio Cerciello

Omicidio Cerciello, la verità acclarata dalle bugie dei due americani accusati del delitto. Crolla definitivamente il castello di menzogne e false ricostruzioni che gli indagati hanno reso su quella maledetta sera in cui il carabiniere è stato brutalmente ucciso. E la certezza al momento è soprattutto una: lo scorso 26 luglio a Roma, Finnegan Lee Elder e l’amico Gabriel Natale Hjorth, sapevano che i due uomini che avevano di fronte erano carabinieri. Quindi la scena e la sua lettura giudiziaria e processuale cambiano: e i magistrati possono chiedere il giudizio immediato, saltando così l’udienza preliminare.

Omicidio Cerciello, la verità in un’intercettazione

Dunque è ormai inequivocabile: Finnegan Lee Elder era consapevole di aver aggredito un carabiniere. E a confessarlo senza rendersene conto è stato lo stesso americano nel corso di  una conversazione intercettata in carcere. «Ho visto due carabinieri, ci hanno mostrato il tesserino», ha ammesso il giovane al padre e all’avvocato. Letteralmente Finnegan ha detto: «I saw two cops». E per questo per i due americani i magistrati chiedono il giudizio immediato. Esattamente il contrario di quanto affermato dai due accusati del delitto nell’interrogatorio col pm. Quando, subito dopo il fermo, come riporta tra gli altri Il Tempo in queste ore, «Elder aveva precisato: «Mentre si avvicinavano a noi, parlavano tra di loro in italiano senza affermare che fossero poliziotti. (…) Pensavo fossero stati mandati da Sergio per recuperare lo zaino. E che avessero cattive intenzioni (…) Se avessi saputo che si trattava di un poliziotto mi sarei fermato, non l’avrei fatto. In America quando un poliziotto ti ferma, la prima cosa che fa è esibire il tesserino».

 

 

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