Nuove tecnologie e mondo del lavoro: siamo tutti schiavi dell’algoritmo?

lunedì 25 Novembre 12:53 - di Redazione

“La meccanizzazione del mondo – scriveva , nel 1953, Georges Bernanos in “Lo spirito europeo e il mondo delle macchine” – corrisponde a un desiderio dell’uomo moderno, un desiderio segreto, inconfessabile, un desiderio di degradazione, di rinuncia”. Ancora oggi, agli albori dell’Evo 4.0 le intuizioni di Bernanos, pensate a misura del macchinismo industriale, appaiono tutt’altro che datate.

Apparentemente più pulito e meno invasivo, il tempo degli algoritmi offre spunti inquietanti sulla via della “rinuncia”. Finché, attraverso le nuove applicazioni tecnologiche, l’uomo può togliersi lo sfizio di giocare a scacchi col robot o provare il brivido dell’automobile senza conducente, siamo ancora nell’ambito delle curiosità tecnologiche. Quando però gli algoritmi tracimano nel privato e nel mondo dell’organizzazione del lavoro, iniziando a dettare legge, il tema si fa serio. Gli esempi non mancano.

La svolta nel mondo del lavoro

E’ di questi giorno la notizia che Deutsche Bank, il primo istituto bancario tedesco e tra i leader in Europa, sta usando l’Intelligenza artificiale e gli algoritmi più sofisticati per rimpiazzare posti di lavoro. A sparire 18 mila dipendenti, che saranno sostituiti da robot ed algoritmi destinati a svolgere attività di rendicontazione, invio di e-mail e report ai clienti del segmento azionario. Non si tratta di un esempio isolato. Nel settore della finanza e delle assicurazioni sono già attivi i robo-advisor, in servizi di consulenza e di investimento. Anche nei prestiti l’utilizzo degli algoritmi è già presente per rilevare il livello di rischio di un cliente e dell’opportunità quindi di concedere un finanziamento.

Il potere delle nuove tecnologie non si limita però al solo settore dei servizi. Nelle fabbrica 4.0 sono gli algoritmi a controllare la produzione, l’orario, il ritmo delle linee, le pause, i carichi di lavoro. A dettare legge è il Mes, Manufacturig Execution System, un modello matematico che consegna gli ordini di lavoro alle linee e tiene traccia di ogni azione dell’operaio attraverso scanner ottici, codici a barre, tablet. Il programma è matematico, “neutrale” e quindi indiscutibile.
Ed ancora, è l’algoritmo a selezionare i manager, attraverso colloqui con un computer che “spia” mimica e tono di voce. Non siamo in un film di fantascienza.

E’ la realtà di HireVue un programma, già operativo negli Stati Uniti presso grandi aziende e multinazionali, in grado di monitorare circa 15 mila tratti di una persona, compresi la scelta del linguaggio, i movimenti dell’occhio, la velocità di risposta e il livello di stress. Domina la macchina, ai cui “parametri” i candidati debbono adeguarsi, senza possibilità d’appello: tutti uguali e standardizzati, secondo gli orientamenti di software che riflettono i pregiudizi di chi li ha creati e si alimentano di big data forniti dagli stessi.

I pericoli della mancanza di etica

La partita – ci dicono i “profeti” del “Nuovo Mondo” – è agli inizi. Proprio per questo è urgente prendere coscienza della sfida in atto, dei reali rapporti di forza, soprattutto culturali, attivando le doverose “contromisure” sociali.

Dobbiamo insomma cominciare ad abbandonare ogni “rinuncia”, iniziando a fissare dei discrimini e a porre delle domande: la tecnologia è moralmente neutra? La base razionale dei nuovi “mezzi” esclude l’etica ? Dove cercare il limite ? L’efficienza può essere il solo “valore” di riferimento ? Possiamo continuare a restringere gli spazi della giustizia sociale nel nome del profitto ?
Non sono quesiti facili, né di facile risposta. A noi piace sottolineare come, ben al di là delle nuove tecnologie, ci sia sempre una dignità dell’uomo-lavoratore non solo da salvaguardare, ma da esaltare.

L’esigenza di un nuovo Umanesimo

Di un nuovo Umanesimo c’è dunque bisogno. Di un Umanesimo del lavoro e della tecnica, che sappia coniugare modernità e consapevolezza, sfide nuove e spiritualità profonda. “Non si tratta di distruggere le macchine, si tratta – per dirla ancora con Bernanos – di rialzare l’uomo, cioè di restituirgli la fede nella libertà del suo spirito, assieme alla coscienza della sua dignità”. Di fronte a questi principi non c’è algoritmo che tenga. La sfida è aperta.

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