No al presepe a scuola: offende le altre religioni. Lega furiosa: il solito finto perbenismo radical chic

30 Nov 2019 16:17 - di Bianca Conte
la scuola vieta il presepe

Una scuola vieta il presepe per Natale. Ancora. Di nuovo un istituto elementare. E sempre per le stesse ragioni: per una  presunta forma di rispetto degli studenti di altre religioni. Nel mirino, stavolta, finisce la scuola elementare “Marco Polo” di Zerman, frazione di Mogliano Veneto in provincia di Treviso. La Lega insorge. E attacca al cuore il problema: sotto accusa la dirigenza scolastica.

La scuola elementare vieta il presepe. Salvini insorge

Ci risiamo: a lanciare la notizia, non ancora ufficializzata, ma anticipata da polemiche roventi, Il Gazzettino ripreso da Il Giornale. Le insegnanti hanno deciso che, con il Natale alle porte, nell’istituto dove loro insegnano non ci sarà alcun presepe. Gli studenti che professano altre fedi sono accontentati. Gli alunni cattolici, un po’ meno… Certo, come riferiscono sia Il Gazzettino che Il Giornale, al momento l’ipotesi «per ora solo circolata in alcune chat» al momento non ha avuto conferma ufficiale in un annuncio pubblico. Eppure, il sole ventilare l’ipotesi, ha già fatto andare su tutte le furie genitori e studenti. E non solo. nel coro dei dissensi svetta anche la voce di Matteo Salvini che, dal suo profilo Facebook, ha fatto sapere: «Viste le recite scolastiche cancellate, i canti negati, i presepi smontati, i Gesù bambino temuti, non è banale. Difendiamo il Natale. Le nostre radici. Le nostre tradizioni. La nostra civiltà». E ancora, oltre il richiamo culturale, il leader leghista annuncia: «È davvero assurdo, andrò di persona a visitare questa scuola».

Nel 2018 nacque l’iniziativa FdI “Presepe vietato? Segnalami la scuola”

Uno pseudo perbenismo di facciata, tipico della sinistra buonista, contro cui già nel dicembre 2018 tuonò Fratelli d’Italia con l’iniziativa intitolata “Presepe vietato? Segnalami la scuola”: con tanto di numero “Sos” per segnalare gli istituti in cui la tradizione natalizia cristiana viene letteralmente “bandita”. Un modo utile a monitorare e denunciare quello è diventato un fenomeno tristemente ricorrente. Una scelta educativa e culturale che invita alla genuflessione verso le altre culture perseguita a costo dell’ossequi delle nostre tradizioni religiose. Tanto che, come riporta il quotidiano diretto da Sallusti, è stato durissimo «il commento della trevigiana Silvia Rizzotto, capogruppo per la Lista Zaia in Regione, che sottolinea come ogni anno in questo periodo si verifica sempre la stessa storia con “qualche fenomeno che decide di togliere alberi di Natale e presepi dalle scuole. Vietare le recite scolastiche a tema. In nome della sensibilità e di un finto perbenismo che fanno comodo solo alla sinistra ed ai radical chic che non sanno più cos’altro inventarsi per passare le 24 ore delle loro tristi e vuote giornate”».

Abolire il presepe a scuola? «Segno di cattiva educazione»

E come la Rizzotto insiste sul punto: «Le scuole dovrebbero insegnare e raccontare a tutti, tutte le tradizioni culturali di ogni Paese, invece di cancellarle con un colpo di spugna quasi fossero una macchia di cui vergognarsi”. Anche il deputato veneziano della Lega Alex Bazzato, invita gli insegnati che non vogliono trasmettere agli alunni i valori della nostra tradizione a cambiare lavoro. «Nascondere le nostre tradizioni e le origini cristiane, come intendono fare nella scuola Marco Polo di Zerman, per una presunta apertura è sinonimo di cattiva educazione e formazione. Noi intendiamo affidare i nostri figli ad educatori capaci e non a chi offende la nostra religione».

Commenti

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  • Franco Colombin 2 Dicembre 2019

    Ci risiamo anche quest’anno. Molti stranieri provenienti da aree differenti dall’Europa sono musulmani .Bene. Vengono in Italia perché sperano di vivere in libertà ,non come a casa loro , e contano di dare ai loro figli un futuro migliore. Senonché noi abbiamo le nostre leggi e tradizioni. Non vedo perché dovremmo dimenticarle per fare un favore a degli stranieri . Se a loro piace vivere da noi prendono il pacchetto completo ,leggi e tradizioni compresi altrimenti possono tornarsene a casa loro che noi non glielo impediremo .Se qualche maestra spostata nella zucca vuole eliminare ciò che è il nostro S.Natale può tranquillamente andare a vivere in un paese musulmano dove vige la libertà di espressione specialmente quella religiosa..

  • Nino 1 Dicembre 2019

    Oramai nel nostro Paese non si assiste al rispetto da parte dei musulmani verso le nostre tradizioni e usanze ma si assiste al fatto che gran parte degli italiani rinnegano le proprie tradizioni rispettando e ossequiando le volontà e gli usi dei musulmani islamici. Tutto ciò, di questo passo, permetterà nel prossimo futuro il completo assoggettamento della nostra cultura a quella islamica.

  • Silvia Toresi 1 Dicembre 2019

    Sì preoccupano degli stranieri come sempre. Ma degli Italiani cristiani non si preoccupano? Chi viene qui sa che la maggioranza è cristiana, per cui si adeguino loro a noi e non viceversa.

  • carla 1 Dicembre 2019

    Questa continua rinuncia alla ns cultura e’ una cosa penosa! Dobbiamo difendere le nostre tradizioni cristiane!