«Muro maledetto, addio». Rampelli ricorda quei ragazzi che si “schiantarono” per la libertà

sabato 9 novembre 12:26 - di Milena De Sanctis
Rampelli e il ricordo per i 30 anni della caduta
Rampelli ricorda la Caduta del Muro. «Muro maledetto addio. Trent’anni fa cadeva il Muro di Berlino e ancora non si è capito: chi ha fornito d’improvviso picconi e ruspe». Il leader di Fratelli d’Italia e vicepresidente della Camera, scrive un post per ricordare la Caduta del Muro. «I popoli esasperati da 60 interminabili anni di comunismo. Gli eroici movimenti del dissenso faticosamente sopravvissuti all’Arcipelago Gulag e ai carri armati con la Stella Rossa. L’impeto – scrive Rampelli – di una globalizzazione che si stava già pappando ogni muro e non si sarebbe certo fermata di fronte a quello tedesco? Quella famelica economia che aveva urgente bisogno di nuovi mercati su cui collocare i prodotti del grande capitalismo liberista? O forse, più semplicemente, la vecchia pachidermica Unione Sovietica era arrivata al capolinea fino a implodere da sola? Probabile ci fossero diversi ingredienti a comporre i fotogrammi esaltanti di un muro di cemento e sangue la cui distruzione ha provocato irripetibili emozioni in ogni angolo del mondo».

Rampelli: «Non voglio celebrare la vittoria del capitalismo»

Ma Rampelli sulla caduta del Muro di Berlino scrive che «il tema di oggi, per me, non è questo. Oggi non mi va di celebrare la vittoria del capitalismo occidentale sul marxismo leninista. Oggi voglio concentrarmi e pregare, pensare ai tanti anonimi ragazzi che hanno cercato di scavalcare quel muro e sono stati fucilati alla schiena dai Vopos, a quelle migliaia di innamorati che non potevano nemmeno immaginare un amore profondo che non fosse assistito dalla libertà e, all’ennesimo tentativo fallito di fuga in “Occidente”, decidevano di suicidarsi schiantandosi a cento chilometri orari contro il cemento, nell’illusione che la morte potesse mettere le ali alle emozioni».

La libertà non si negozia

E poi ancora: «Addio maledetto muro, ti abbatteremo  idealmente il 9 novembre di ogni anno, fino al termine dei giorni e combatteremo quella cinica idiozia, ammantata d’ideologia che tutt’oggi prende la forma di un anacronistico nostalgismo, senza fare calcoli. Come non ne avete fatti voi». Rampelli osserva:«La libertà non si negozia e chi la vuole sopprimere, con la violenza o con il ricatto, con il tradimento o con il bieco opportunismo si troverà di fronte la bellezza, il calore, la luce, il dono, l’amicizia, il bene, il volo in picchiata e la risalita imprevista. E perderà, sì, perderà, perderà sempre».

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