Maggioranza nel caos: Pd, Iv. Leu e M5S come mosche impazzite in un bicchiere capovolto

domenica 10 novembre 12:59 - di Niccolò Silvestri
mosche impazzite

Il governo è un bicchiere capovolto con dentro quattro mosche impazzite. Due più delle altre: l’Italia Viva di Matteo Renzi e il M5S non si sa più di chi. A differenza loro, nella sconfitta elettorale che, stando ai sondaggi, si profilerebbe in caso di ritorno anticipato alle urne, Pd e Leu possono almeno coltivare una concreta prospettiva di sopravvivenza. Il problema, però, è che sono proprio le due mosche più impazzite a dettare la linea per tutti. Da Milano Renzi è tornato ad esorcizzare il voto puntando sullo spauracchio Salvini. Ma Zingaretti gli ha replicato a stretto giro di posta: «La destra si sconfigge governando bene e difendendo il governo, non occupando poltrone per paura degli elettori».

Renzi e Di Maio più “mosche impazzite” di tutti

Non ci si crederà, ma i due sono alleati. Tant’è: Il leader di Italia Viva è in una posizione scomodissima: per sopravvivere ha bisogno che il governo duri, ma per crescere ha bisogno di criticarlo. Il Pd ha capito l’antifona e vuole spezzare la corda. L’altra delle due mosche impazzite più impazzite, i Cinquestelle, è messa ancora peggio: per sopravvivere ha bisogno di recuperare l’identità perduta. Ma quando lo fa, mette a rischio il governo. È il caso dell’Ilva. Ma anche della giustizia: «Il Pd – avverte infatti il guardasigilli Bonafede dalle colonne di Repubblica – non si comporti come la Lega che ha fatto di tutto per bloccare la mia riforma, mentre insieme possiamo scriverne una veramente rivoluzionaria». Bonafede si riferisce soprattutto alla riforma (in realtà un’abolizione) della prescrizione, sui cui Salvini aveva opposto un minimo di resistenza riuscendo ad ottenere l’entrata in vigore solo dal prossimo 1° gennaio.

Il Pd: «O si cambia o si muore»

Quel giorno, assicura ora il ministro grillino, «non ci sarà nessuna apocalisse. I primi effetti processuali non si avranno prima del 2024». Che la maggioranza sia incollata con la saliva è sensazione che angoscia anche Goffredo Bettini. Il suo nome è ignoto ai più, ma nel Pd è una sorta di Grande Vecchio. Nella crisi di agosto è stato tra i suggeritori dell’intesa giallo-rossa. Ora, però, vede nero anche lui. Troppi conflitti. «Tutti – ammonisce da Repubblica – devono sapere che si va in ordine sparso, l’unico partito che rimarrà decisivo e in piedi sarà il Pd». Da qui il suo monito, dal sapore quasi garibaldino: «O si cambia o si muore». Dietro di lui, non i Mille ma solo quattro mosche impazzite.

 

 

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