La Boldrini senza vergogna: rievoca la caduta del Muro di Berlino per attaccare i sovranisti

11 Nov 2019 14:25 - di Ezio Miles

Il Muro di Berlino non è il simbolo dell’assurdità del comunismo. È invece l’anticipazione della “tentazione” sovranista: quella di “proteggere” i popoli dall’immigrazione. E ciò attraverso, appunto, la costruzione di un nuro. Una simile assurdità non poteva venire che da lei,  Laura Boldrini. Così la pasionaria  antifascista scrive slla sua pagina Facebook. «La chiamarono “barriera di protezione” ma il muro divise un Paese e un popolo. Trent’anni dopo #Berlino ci insegna che i muri non proteggono ma imprigionano».

La Boldrini non è, per la verità, l’unica a tentare una simile manipolazione. Molti ex comunisti se la sono infatti cavata buttandola in caciara. Non se la sentono di ricordare che stavano dalla parte dei Vopos. E allora provano ad accostare i muri di ieri con quelli di oggi. In questa menzogna ideologica dimenticano però un particolare. Tutt’altro che insignificante. Il Muro di Berlino serviva a trattenere il popolo che voleva fuggire dall’inferno comunista. Chi lo costruì sarebbe stato in realtà lietissimo di accogliere gente. Il Muro di Berlino era una barriera in uscita, non in entrata. È l’esatto contrario dei muri di oggi.  Che sono per l’appunto in entrata. Non in uscita. C’è una bella differenza. Ed è quella che Boldrini & compagni fanno finta di non capire. Proteggersi dall’immigrazione  vuol dire difendere la propria società. Un società che si vuole continuare a mantenere libera. “Proteggere” il comunismo  vuol  dire invece mantenere una società nell’oppressione. Quelli come la Boldrini dovrebbero quindi ammettere che il comunismo era un orrore. Un orrore che a loro sembrava invece il “paradiso”. Dovrebbero perciò ammettere di essersi sbagliati. Ma non hanno la forza di farlo. Peccato, il trentennale della caduta del Muro era una bella occasione per una sana autrocritica. Se ne riparlerà nel quarantennale. Ma conosciamo i soggetti. E finirà allo stesso modo.

Commenti

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  • UGO MADRIGRANO 12 Novembre 2019

    Ma io ce l’ho con chi riferisce ciò’ che dice la Boldrini,ne abbiamo fatto per sempre a meno dei suoi commentino potremmo continuare con la felicita’ di tutti?

  • maurizio pinna 12 Novembre 2019

    Ha sempre vissuto facendo ciò che più le piaceva, in pratica da giovanissima aveva già conquistato il vertice della scala di Maslow, come pochi sulla Terra poteva rispondere compiutamente alla domanda “Perché esisto?”. Poi ha scorrazzato nel mondo sotto il lauto mantello dell’ONU, a somiglianza di centinaia di radical smoke saleswoman in cui è maturata in lei la convinzione che l’Africa è fondalmente sana, una sorta di Arcadia, una new Magna Grecia, pronta a grandi scambi culturali, attrezzata per emergere nelle scienze e nell’organizzazione e poi se non fosse così c’è sempre la narrazione di antichi conquistatori, gli altri, che li hanno vessati e di nuovi umanisti, noi, che dobbiamo redimerli.
    Per 5 anni ha inventato di sana pianta tutto ciò che si poteva inventare in merito al lessico italiano, con il plauso delle solite tigelline, galoppine e saputelle dalla penna rossa: se si dice maestra e minestra allora si deve anche dire ministra, comandanta e architetta, come se la cacofonia, cuore della metrica, fosse una parolaccia.
    Adesso si è inventata che la STASI fece costruire il muro per impedire le migrazioni, magari come Adriano per il famoso vallo o gli imperatori cinesi per la grande muraglia, e qui si spara sui piedi perchè certifica che sin da allora le migrazioni erano un problema.
    Ma forse tutto ciò è anche comprensibile, lo è meno che la signora sia una seguace del governo spagnolo marxista del 1936, quello in cui il premier Santiago Casares Quiroga ebbe ad affermare in Parlamento che “La violenza contro il capo del partito dell’opposizione non sarebbe un crimine”, concetto peraltro ribadito sulla nave dai famosi sinistri “giusti “, capitanata dalla osannata regina dei contras.

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