Ironie social per la “lista nera” di Repubblica. Ma Berizzi fa la vittima: “Odio contro di me”

martedì 26 Novembre 16:31 - di Viola Longo
repubblica

Solo due risultati ci si poteva aspettare da una rubrica che ha la pretesa di smascherare, stigmatizzare e infine contrastare l’odio: l’amplificazione dell’odio e la trasformazione in martire del suo estensore. Paolo Berizzi e Repubblica li hanno centrati entrambi in due soli giorni: quello dell’annuncio e quello della prima uscita.

La “saga dell’odio” su Twitter

Appena pubblicata la notizia che sarebbe diventato titolare di “una rubrica contro l’odio”, ha scatenato su Twitter una ridda di oltre 300 commenti. “Ogni giorno racconterò un episodio di razzismo, fascismo, nazismo, antisemitismo, bullismo politico, sessismo. L’informazione come antidoto all’odio. Aspetto le vostre segnalazioni!”, ha cinguettato Berizzi, scatenando una ridda di oltre 300 commenti. A scorrerli rapidamente, per la verità, si trovano soprattutto ironie e segnalazioni di episodi d’odio profusi dalla sinistra contro esponenti di destra. Con le annesse richieste di chiarimenti se anche questi troveranno spazio nella rubrica. Lui però oggi, nella prima puntata di “Pietre”, la sua personalissima saga dell’odio, spiega che “senza nemmeno aspettare la prima uscita di questa rubrica, la macchina dell’odio ha iniziato ad attaccare“. E cita cinque delle “centinaia di messaggi social diretti a Repubblica e a me personalmente” nei quali gli viene detto che è “uno schifo”, che “speriamo che i sassi ti arrivino in testa” (anche nella versione “inizia a mettere il casco”), “siete carta straccia” e “merde come i vostri amici musulmani”.

Berizzi, Repubblica e la “Professione odio”

Ora, c’è da dire che Berizzi non sempre ha brillato nella sua carriera per la correttezza con cui ha riportato certe notizie, ma stavolta vogliamo credergli senza verificare. Intanto perché tutti sanno che i social spesso si trasformano in una fogna senza fondo e poi perché lo sforzo di mettersi a leggere tutti e 300 i commenti non vale la candela. Dunque, riconosciamo sulla fiducia a Berizzi e a Repubblica che è bastato l’annuncio per centrare il primo risultato, amplificare l’odio. E che gli è bastata una sola uscita per consolidare quel primo risultato e per ottenere un riscontro anche sul secondo. Detto ciò, ora che i “patetico” e i “bravo” sono stati parimenti conquistati, resterebbe sul tavolo la domanda sull’utilità residua di questa rubrica. Ma sul tavolo c’è anche Repubblica aperta sulla pagina di “Pietre”. E la risposta sta tutta là, nel titolo di oggi: “Professione odio”. Che anche Berizzi, in qualche modo, dovrà pur sbarcare il lunario.

Commenti

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  • Giuseppe Forconi 27 Novembre 2019

    Ho messo da parte una quantita’ di giornali di “repubblica ” per poter foderare il mio secchio dell’immondizie e quello dei miei inquilini per oltre un anno. Quelli che mi avanzeranno piu’ quelli che stamperete, li porto alla cascina dove allevo una quindicina di maiali cosi’ potranno grufolare meglio tra le loro feci. Devo dire che i giornali non li compro ma li raccolgo fuori dalle sedi del PD. Altronde, per cosa altro puo’ essere utile la repubblica? Odio per odio, dente per dente….. chi la dura la vince.
    Cari catti comunisti e seminatori d’odio se continuate cosi’ finirete a…….!!!!

  • Cecconi 26 Novembre 2019

    Signora Longo,

    fossi stato in lei gli avrei semplicemente ricordato al Nostro l’episodio il cui interprete principale e solitario è stato il collega della redazione di Livorno quando Giorgia Meloni si recò in quella città un po’ di tempo prima delle elezioni politiche del 2018. Episodio in cui l’interprete unico profuse un “amore sconfinato” proprio verso Giorgia aizzandole la folla con un messaggio su Facebook.

    Oppure l’amore dimostrato da altro collega di redazione, tal Merlo, Come dell’altro collega di redazione, tal Augias. L’elenco comunque potrebbe allungarsi e menzionare sempre tra i colleghi delle varie redazioni del medesimo gruppo editoriale. Tutte dimostrazioni di affetto e di amore sconfinato.

    Mio buon Dio, costoro non hanno il senso della vergogna!