Galli della Loggia: col voto in Umbria è morto il “paradigma antifascista”

lunedì 4 novembre 12:01 - di Carlo Cozzi
voto in Umbria

In verità chi esce veramente sconfitto dalla prova elettorale in Umbria è il disegno di un blocco cattolico-postcomunista che fu di Prodi. Ed è oggi impersonato da Franceschini. Dato che, ricorda Galli della Loggia, “si è rivelata impossibile la rivitalizzazione del blocco cattolico-postcomunista mediante l’alleanza con i 5 Stelle”. La parabola repentina attraversata dai seguaci di Grillo dall’ascesa fino al precipizio disastroso, dimostra come Di Maio e compagni abbiano perso una occasione:  “l’occasione di cominciare a pensare, a studiare, a imparare a leggere”.

Il M5S verso l’abisso

Se avessero studiato un minimo di storia, avrebbero scoperto che il primo fenomeno di un movimento populista della storia si verificò a fine Ottocento negli Stati Uniti. Un moto di protesta delle popolazioni rurali contro la politica di governi troppo sbilanciata a favore dell’industrializzazione a  scapito degli agricoltori. Quel movimento di protesta però negli Usa si esaurì nel giro di un decennio. Mentre il fenomeno grillino si è svuotato attraverso un processo fulmineo verso l’abisso del nulla, segnato soltanto da “parole in libertà e inettitudine”.

Il voto in Umbria sancisce una caduta nel precipizio consacrata dallo stesso Grillo. Soprattutto quando ha invocato la negazione del diritto al voto degli anziani e lanciato un “vaffa” irato e definitivo contro il suo stesso popolo di aficionados. Eppure i grillini avevano avuto cinque o sei anni di tempo, dal 2013 della prima vittoria elettorale, per immaginare e studiare qualche progetto serio.

Galli della Loggia: “Ci vuole un grande compromesso”

Invece, zero totale, fornendo la dimostrazione plateale di non saper proprio che fare. Ha perciò ragione Galli della Loggia quando afferma che “stiamo vivendo una drammatica fase di rifondazione del nostro sistema politico. Un vero e proprio passaggio di fase storica, forse domenica avviato a una conclusione”. Ed è altrettanto sensato pensare che questa rifondazione  possa e debba avvenire, come nel 1948, nel segno di “una grande compromesso con la pancia conservatrice del Paese”.

Il voto in Umbria e il ruolo della destra

E’ proprio a questo genere di compromesso che sembra preludere il successo straordinario della destra in Italia, configurando il solo assetto che può garantire oggi nuovi equilibri stabili. Da qui l’auspicio che la Lega possa accingersi a “cercare di rifondare intorno alla propria forza un blocco paracentrista di governo: con Meloni come sua corrente interna-esterna di tono più radicale;  con Forza Italia in versione simil-Partito Liberale”.

Il successo di FdI

Siamo stati premiati:  così spiega Giorgia Meloni il successo di FdI, che ha superato la soglia del consenso a due cifre. Perché parliamo di cose reali, quelle che interessano le persone, perché parliamo più di infrastrutture che di immigrazione, di famiglie, turismo, piccola impresa, artigianato. “Non promettiamo l’impossibile e ciò che diciamo lo facciamo”. Dal canto suo, Silvio Berlusconi benedice il compattarsi del centro-destra: “Il centro-destra unito rappresenta l’ampia maggioranza degli elettori, la nostra alleanza è il futuro dell’Italia e ha il diritto-dovere di governare il Paese”.

Il ruolo del centrodestra

L’allungarsi in prospettiva dei tempi di nuove elezioni generali offre paradossalmente una opportunità in più alla coalizione di centro-destra. Il tempo per studiare ed elaborare un piano condiviso di progetti concreti e fattibili. Una identificazione di cose concrete da fare, in una prospettiva che veda combaciare l’ispirazione liberale con lo spirito della rivoluzione conservatrice.  Un’esigenza che è stata condivisa dallo stesso Matteo Salvini quando ha parlato della necessità di “studiare” in attesa di assumere la responsabilità di governare il Paese.

Affermando cioè il bisogno primario che l’operare retto della politica ha di basarsi sulla cultura e sul pensiero mirati al servizio della collettività. E’ la stessa strada indicata da Pierluigi Battista sul Corriere quando, parlando della piazza di destra di San Giovanni, ha scritto che “il centrodestra potrebbe impegnarsi di più nel darsi un decalogo di cose concrete”.

Galli della Loggia nota anche che il voto dell’Umbria ha segnato un ulteriore sintomo dell’ esaurimento del sistema della Prima Repubblica: “la fine conclamata del paradigma antifascista”. Cioè l’isterilirsi di quel grimaldello che è stato l’asse portante del primo sessantennio repubblicano. E’ significativo infatti che proprio l’elettorato di una regione rossa come l’Umbria abbia rigettato quel paradigma. Un paradigma smascherato come un truffaldino artificio strumentale a fini elettorali. Antistorico perché inteso ad evocare fantasmi senza alcun riscontro nella realtà dell’oggi.

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